Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi

Serbia

Sfociate in violenze le proteste contro il Governo e il presidente Vucic, accusati di cattiva amministrazione dell’emergenza sanitaria e di una politica di controllo sui media nazionali - LE FOTO E IL VIDEO

Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi
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Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi

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Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi
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Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi
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©AP Photo/Darko Vojinovic

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La capitale serba è stata luogo ieri sera di una vera e propria guerriglia urbana, iniziata con un raduno di protesta di fronte al Parlamento di Belgrado, dopo la reintroduzione delle restrizioni contro la diffusione della pandemia, e continuata fino a tarda notte trasformandosi man mano in violenti scontri tra polizia e dimostranti. Lacrimogeni, lanci di sassi e bottiglie, cassonetti incendiati e manganellate non si sono risparmiati. Il Paese, che conta all’incirca 16.700 casi di contagio su una popolazione di 7 milioni (in Svizzera, a titolo di paragone, ci sono 32.500 positivi su 8,5 milioni), dopo un’avanzata molto lenta dei contagi nei mesi primaverili, ha subìto un brusco aumento nelle ultime settimane con oltre 300 contagi quotidiani.

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Tra sport e politica

Centinaia, forse migliaia, i manifestanti antigovernativi scesi in strada per protestare contro la cattiva gestione della crisi pandemica del coronavirus da parte del Governo che, fino all’inizio di giugno, aveva imposto una maglia molto stretta di concessioni alla libertà della popolazione, allo scopo di contenere il più possibile la diffusione del virus, con tanto di periodi di divieto totale di uscire di casa che andavano settimanalmente dal giovedì sera al lunedì mattina. Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, che si sono svolte lo scorso 21 giugno e in cui il partito del presidente Aleksandar Vucic, il Partito del progresso serbo (SNS), ha sbaragliato la concorrenza (l’opposizione aveva infatti tentato di boicottare le elezioni) conquistando 189 seggi su 250, una sessantina in più rispetto alla precedente legislatura, le cose sono cominciate a cambiare e le regole, in alcuni casi, ad essere molto meno rigide. Emblematici gli esempi del derby di Belgrado, che il 10 giugno ha raccolto allo stadio Marakana oltre 16 mila spettatori per Partizan-Stella Rossa, e quello del torneo di tennis Adria Tour organizzato tra gli altri da Novak Djokovic (risultato poi positivo come molti altri) e svoltosi in diverse città balcaniche tra cui la capitale serba. Il tutto senza distanziamento sociale né mascherine.

Belgrado a ferro e fuoco per la malagestione della crisi

Come se nulla fosse

Nel Paese, lo stato di emergenza è stato annunciato il 15 marzo per poi essere revocato il 6 maggio. Da quel momento in poi, la Serbia è andata avanti come se il virus non esistesse più. Oltre ai summenzionati eventi sportivi, nella regione del Sangiaccato, nel sud-ovest dello Stato dove vivono molti serbo-bosgnacchi (di fede musulmana), si è celebrato alla fine di maggio il Ramadan e in seguito - così come nel resto del Paese - anche molti raduni elettorali. Eventi che hanno portato il meridione ad uno sviluppo celere di contagi che hanno colpito anche molti medici e infermieri: 20 dottori e 40 infermieri positivi solo nell’ospedale di Novi Pazar, la città più grande della regione. Positivi sarebbero anche diversi altri esponenti del personale sanitario (e non solo) delle vicine città di Sjenica e Tutin anche se le informazioni al riguardo arrivano prevalentemente attraverso i social e i pochi media indipendenti.

Informazioni insufficienti

Appena dopo le elezioni, il portale di giornalismo investigativo BIRN, citando dati provenienti dal sistema nazionale di informazione sulla Covid-19, ha riportato che in Serbia il numero di contagiati e di morti infetti da coronavirus è superiore a quello riferito dall’Unità di crisi istituita dal Governo. Secondo BIRN, tra il 19 marzo e il 1. giugno, sarebbero 632 le persone decedute dopo essere state contagiate: una cifra nettamente superiore a quella ufficiale che parla invece di 244 unità. Nell’ultima settimana prima delle elezioni, il numero di nuovi contagi oscillava tra 300 e 340 al giorno, numeri molto superiori a quelli comunicati dalle autorità, che parlavano di 97 nuovi casi al giorno.

Situazione «sotto controllo»

«Diciamo che ho i sintomi, vado in un ambulatorio Covid, mi fanno il tampone e risulto positiva. Poi presento complicazioni, decido di andare alla Clinica di malattie infettive e vengo investita da un autobus (...) pensate che io debba essere registrata come morta per coronavirus? E di casi come questo chissà quanti ce ne sono...», aveva affermato la premier Ana Brnabic giustificando così la disparità tra i dati ufficiali e quelli effettivi e negando un aumento significativo dei casi. «La situazione è sotto controllo», viene ripetuto come fosse un mantra da praticamente ogni esponente dell’Esecutivo aggiungendo che le condizioni degli ospedali serbi sono «come in Germania» e nettamente migliori di quelli degli altri Paesi della regione. Da Novi Pazar, intanto, un messaggio chiaro viene scritto sul suolo e rivolto all’alto: «Help».

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  • 1 Marija Miladinovic
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