Berlino verso il governo, pronti anche i liberali

Germania

Tre settimane dopo il voto, tutti e tre i partiti hanno dato il consenso ad aprire il tavolo per le trattative

Berlino verso il governo, pronti anche i liberali
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Berlino verso il governo, pronti anche i liberali

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È più vicino il nuovo governo tedesco, che aprirà l’era post Merkel. Tre settimane dopo il voto, con l’approvazione dei liberali, tutti e tre i partiti hanno dato il consenso ad aprire il tavolo per le trattative - probabilmente già in settimana - che porteranno alla formazione della coalizione cosiddetta ‘semaforo’, guidata dai socialdemocratici di Olaf Scholz, e costituita dai Verdi come secondo partito e dall’FDP, terzo interlocutore.

«La Germania ha bisogno di un governo stabile. La Germania non può restare senza guida. La Germania ha bisogno di una modernizzazione completa della società, dell’economia e dello Stato», ha sentenziato Christian Lindner, riferendo dell’approvazione unanime del direttivo del suo partito, per entrare nella prossima fase, dopo i colloqui esplorativi delle scorse settimane.

Lindner ha sottolineato di vedere «sfide ma anche chance» nel lavoro che questa squadra si accinge a fare. «Le differenze sul piano dei contenuti restano, ci vorrà molta tolleranza e capacità di pensare in modo nuovo». Se ci si sforza di restare sui temi, è già partito lo scontro sul ministero delle Finanze, ambito sia dal leader dei liberali sia dal verde Robert Habeck.

E proprio una dichiarazione del capo dell’FDP, che ha fatto intravvedere le mire sul dicastero più importante del prossimo esecutivo, hanno innervosito il futuro possibile alleato: intelligenza vorrebbe che si evitasse di speculare sulle posizioni per ora, ha fatto sapere il leader verde.

In realtà nel prossimo governo sarebbe previsto anche un ministero per il clima, ritenuto sfida cruciale dei prossimi decenni e chiaramente nelle corde degli ecologisti, e questo potrebbe irrobustire le rivendicazioni dei liberali, che da tempo candidano il loro leader all’incarico delle finanze.

Intanto, sul documento emerso dai colloqui delle scorse settimane, si è aperto un dibattito proprio di natura finanziaria: con aspre critiche da diversi economisti del paese, che trovano già impraticabili i progetti della futura coalizione. Come si potrà conciliare la linea degli investimenti mantenendo il freno al debito, è un enigma, ha detto ad esempio Michael Huether, capo dell’istituto dell’economia tedesca all’Handelsbatt. «Le decisioni prese non sono compatibili con un’economia sostenibile, ed è chiaro che la riforma delle pensioni viene rimandata», ha aggiunto il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest.

Di fronte alla difficoltà di reperire l’indispensabile liquidità, si discute anche della possibilità di rinviare al 2023 la riattivazione delll’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio. Il ministero delle finanze sarà casella decisiva anche per le politiche europee, e proprio su questo fronte il cancelliere in pectore Scholz ha ribadito che «non sono tempi di austerity». L’attuale ministro delle finanze ha però anche sottolineato che l’attuale patto di stabilità consente già la flessibilità, argomento utilizzato anche da Angela Merkel, la quale ha affermato di «non essere entusiasta all’idea di una modifica del patto. La questione però, ha concluso la cancelliera, riguarderà il nuovo governo.

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