Biden rottama l’eredità di Trump: è svolta sull’immigrazione

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Il presidente ha presentato il proprio progetto di legge, si tratta del primo importante sforzo di dare cittadinanza agli immigrati senza documentazione in quasi 35 anni, dopo l’amnistia con cui nel 1986 Ronald Reagan legalizzò circa 3 milioni di irregolari

Biden rottama l’eredità di Trump: è svolta sull’immigrazione
© AP/Evan Vucci

Biden rottama l’eredità di Trump: è svolta sull’immigrazione

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Green card subito e cittadinanza in tre anni per 700.000 dreamer, lavoratori agricoli e persone con uno status di protezione temporanea. Per altri 11 milioni di clandestini la strada per la regolarizzazione sarà invece di otto anni. Sono i due binari principali del progetto di legge dell’amministrazione Biden, svelato oggi al Congresso, per un’ampia e «più umana» riforma sull’immigrazione.

Una mossa che segue la raffica di ordini esecutivi per rottamare l’eredità di Donald Trump anche in questo campo: dal muro al confine sud al bando contro i Paesi musulmani, dalla separazione delle famiglie dei migranti al blocco in Messico dei richiedenti asilo. Tra i dettagli significativi anche la cancellazione dalle leggi in materia della parola «alien» per sostituirla con «noncitizen».

Il «Citizenship Act», come è stato battezzato, è il primo importante sforzo di dare cittadinanza agli immigrati senza documentazione in quasi 35 anni, dopo l’amnistia con cui nel 1986 Ronald Reagan legalizzò circa 3 milioni di irregolari. Nel 2013 invece la riforma approvata dal Senato naufragò alla Camera. «Era un impegno preso dal presidente sin dal primo giorno e questa è la sua visione di quello che è necessario fare per correggere il sistema», ha spiegato la Casa Bianca.

Sarà un altro banco di prova di quella riconciliazione e di quello spirito bipartisan auspicati da Biden. Ma la strada è in salita in un Congresso ancora fortemente polarizzato, dove la maggioranza democratica alla Camera ha un margine di soli cinque voti e al Senato si ferma a quota 50, 10 in meno del quorum necessario per approvare il provvedimento.

Biden ha voluto affidare simbolicamente a due figli di immigrati la presentazione del provvedimento in parlamento: la deputata Linda Sanchez, sesta di sette figli allevati da immigrati messicani in California, e il senatore Bob Menendez, figlio di esuli cubani. «Siamo qui perché lo scorso novembre 80 milioni di americani hanno votato contro Trump e tutto quello che ha fatto», ha spiegato Menendez. «Hanno votato per far tornare il buon senso, la compassione, la competenza al governo e parte di questo mandato è sistemare il nostro sistema migratorio, che è un pilastro dell’odioso horror show di Trump», ha aggiunto.

La proposta di legge prevede un iter di regolarizzazione più breve per i dreamer, ossia gli immigrati arrivati in Usa da minorenni al seguito di genitori clandestini, nonché per i braccianti e per chi gode di una protezione temporanea: potranno chiedere immediatamente la «carta verde» e, dopo tre anni, la cittadinanza. Altri 11 milioni di irregolari dovranno attendere invece 8 anni: nei primi cinque potranno vivere e lavorare negli Usa, quindi avranno diritto di chiedere la «green card» e dopo altri tre anni il traguardo più ambito.

Tutti però dovranno superare i controlli sui loro precedenti (background checks), pagare le tasse e dimostrare di essere negli Stati Uniti dal primo gennaio di quest’anno: una mossa quest’ultima per scoraggiare nuove ondate migratorie al confine col Messico.

Ma il progetto di riforma va oltre. Tra le novità l’abolizione delle restrizioni di tipo familiare, per agevolare i ricongiungimenti di coniugi e figli, e l’aumento dei visti di lavoro, con sanzioni più severe per chi sfrutta la manodopera irregolare.

La Casa Bianca propone poi di investire 4 miliardi di dollari in 4 anni nelle economie dei Paesi dell’America centrale nella speranza di prevenire esodi di massa. Previsti anche più giudici per smaltire le domande di asilo, e più mezzi tecnologici al confine per combattere i trafficanti di droga e di essere umani.

Per ora i repubblicani hanno segnalato scarso sostegno all’approccio di Biden. «Una amnistia generale», l’ha definito il senatore Marco Rubio.

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