Bielorussia a rischio caos, Lukashenko contro tutti

Elezioni

«Non riconosciamo i risultati», ha detto senza mezzi termini la candidata del fronte riformista Svetlana Tikhanovskaya, «e chiediamo ai cittadini di non tacere» - IMMAGINI FORTI

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©EPA/STRINGER

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La Bielorussia si è svegliata un altro Paese. Nulla, si dice, sarà più lo stesso dopo la notte di feroci scontri, sopratutto a Minsk, innescati dal risultato ufficiale delle elezioni presidenziali. Che per l’ennesima volta incoronano, con oltre l’80% delle preferenze, l’eterno presidente Alexander Lukashenko. Per l’opposizione si tratta quasi di una provocazione, qualcosa che «nulla ha a che fare con la realtà». «Non riconosciamo i risultati», ha detto senza mezzi termini la candidata del fronte riformista Svetlana Tikhanovskaya (nella foto). «E chiediamo ai cittadini di non tacere». Ovvero di scendere di nuovo in piazza. Con quel che ne consegue.

Bielorussia a rischio caos, Lukashenko contro tutti

Il bilancio del primo round di disordini non è lieve. Oltre 3mila arresti (dati del ministero dell’Interno), dozzine di feriti, anche gravi, e forse un morto. Lo sostiene il centro per i diritti umani Viasna ma il ministro della Salute ha categoricamente smentito.

«Dovesse essere vero, sarebbe l’inizio della fine», ha mormorato Tikhanovskaya nel corso della sua conferenza stampa. Dove peraltro ha messo in chiaro che non scapperà all’estero e non vede «per quale ragione dovrebbe essere arrestata».

L’alleata di Tikhanovskaya, Maria Kolesnikova, ha detto di aver chiesto al ministro degli Interni e al capo dello staff presidenziale «di smettere di usare la violenza» e ha ribadito di «voler risolvere il conflitto in modo pacifico». «Ma siamo pronti a proteste di lunga durata», ha avvertito. Muro contro muro, dunque.

Già perché Lukashenko sembra non aver alcuna intenzione di cedere. Nemmeno un millimetro. Il mantra è «mai un Maidan ucraino in Bielorussia». «Chi viola la legge ne pagherà le conseguenze», ha tuonato. Poi una filippica sulle proteste eterodirette, «dalla Polonia, dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica Ceca», e sugli infiltrati alle manifestazioni, sempre dalla Polonia, accusata di voler «tirare i fili», «dall’Ucraina» e «purtroppo persino dalla Russia».

Ecco, la Russia. Qui la faccenda si fa più complicata. Vladimir Putin si è affrettato a congratularsi con Lukashenko per la vittoria alle urne (insieme a Cina e Kazakistan) ma ha anche aggiunto che Mosca ora si aspetta passi in avanti sulla «cooperazione nello Stato Unico» (ovvero l’integrazione fra Russia e Bielorussia) nonché «all’interno dell’Unione Economica Euroasiatica».

Cioè la chimera geopolitica creata da Putin per guadagnarsi un posto al tavolo da gioco fra Cina e Occidente sul futuro del super-continente asiatico. Forse una dichiarazione standard. Ma di certo c’è che nella notte degli scontri i canali del Cremlino, come Sputnik ed RT, non hanno fatto sconti e hanno rilanciato i video più crudi. Insomma, il sostegno di Mosca potrebbe non essere gratis.

Certo, sul fronte occidentale per Lukashenko le cose non vanno meglio. La Polonia ha chiesto «un vertice europeo straordinario» per discutere la situazione, Berlino (forte del suo semestre di presidenza Ue) ha definito «inaccettabile» che gli «standard minimi democratici» in Bielorussia non siano stati mantenuti mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha chiesto che «i voti dell’elezione siano contati e pubblicati accuratamente».

Tutti hanno poi condannato le violenze contro la popolazione. Su questo punto, peraltro, la situazione non è ancora chiara. La testata indipendente russa Meduza ha ad esempio denunciato che il suo inviato speciale, Maxim Solopov, è «scomparso» da ieri notte e c’è chi dice che è stato picchiato e poi portato via dalla polizia. «Chiediamo alle autorità bielorusse di trovare il nostro collega», ha scritto Meduza sul sito. Ora si attende la prossima mossa dell’opposizione: il tam-tam sui social parla di nuove adunate in centro a Minsk.

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