Breve guida per sapere cosa sta succedendo nel nordest siriano

Il decodificatore

Quando scoppia un conflitto come quello causato dall’attacco di Ankara sui curdi non è semplice capirne gli sviluppi - Ecco quindi pochi ma importanti aspetti da conoscere sulla faccenda

Breve guida per sapere cosa sta succedendo nel nordest siriano
Alcuni giovani ieri lungo il confine turco-siriano durante i bombardamenti. © AP/Lefteris Pitarakis

Breve guida per sapere cosa sta succedendo nel nordest siriano

Alcuni giovani ieri lungo il confine turco-siriano durante i bombardamenti. © AP/Lefteris Pitarakis

È la notizia della settimana: lunedì viene annunciato il ritiro delle forze USA dalle aree di confine siriane con la Turchia, abitate in maggioranza dai curdi. E mercoledì la Turchia lancia un’offensiva contro i miliziani curdi della regione. Quello americano non è un vero ritiro, ma un piccolo riposizionamento di truppe. Ma Ankara decide di agire nonostante le critiche poi espresse dagli stessi americani. Ecco le cose da sapere per capire la crisi.

Chi sono

I curdi sono un popolo eterogeneo. Chi parla uno dei due principali dialetti, il Kurmanji e il Sorani, spesso non capisce chi parla l’altro. Religiosamente sono in maggioranza musulmani sunniti, ma ci sono anche sciiti, alewiti, cristiani e yazidi. Vivono in un territorio montuoso suddiviso tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, con grosse comunità dislocate in Azerbaigian, Armenia, Libano e in Europa (soprattutto Germania). Qualcuno li ha definiti la più grande nazione del mondo senza Stato.

Cosa vogliono

I curdi rivendicano la creazione di un Kurdistan unito. Turchia, Iran e Iraq da tempo cercano di scongiurare una simile eventualità. Ankara è pronta ad aprire un nuovo fronte di guerra, pur di evitarla. Le potenze che hanno appoggiato i curdi in funzione anti ISIS (USA e Russia) non hanno mai davvero mostrato l’intenzione di andare oltre al beneplacito formale dell’idea d’uno Stato indipendente.

Cosa vuole Erdogan

La Turchia ritiene le milizie curde sul confine con la Turchia (quelle dell’YPG) «terroriste» in quanto affiliate al PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan che dagli anni ‘80 si batte contro il Governo di Ankara. E da mesi manifestava l’intenzione di un’operazione militare per creare una «fascia di sicurezza»che dovrebbe poi permettere il rimpatrio di parte di milioni di rifugiati siriani. Ieri sera, intanto, i membri europei del Consiglio di sicurezza dell’ONU a New York hanno rimarcato di essere «profondamente preoccupati per l’operazione militare» e hanno chiesto ad Ankara di fermarla.

Cosa si rischia

La guerra tra turchi e curdi sulla carta dovrebbe essere una passeggiata per Ankara che dispone di una potenza armata molto più significativa degli avversari. Oltre a nuovi importanti flussi migratori, ora bisogna mettere in conto un’accresciuta instabilità in un territorio di 150 mila km quadrati, un quarto della Siria, già devastato dalle violenze. E il rischio di una minore protezione dal pericolo del terrorismo dell’ISIS, contro cui i curdi hanno lottato in prima linea dall’inizio della crisi legata alla presenza dello Stato islamico nella regione.

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