«Con le feste i contagi possono peggiorare»

Pandemia

A lanciare l’allerta in vista del Natale è l’Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie

«Con le feste i contagi possono peggiorare»
© EPA/IAN LANGSDON

«Con le feste i contagi possono peggiorare»

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A poco più di due settimane dal Natale, l’ombra della variante Omicron si staglia sull’Europa e mette in pericolo in un colpo solo i traguardi raggiunti fin qui e il periodo delle stesse festività. A lanciare l’allerta è l’Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) che senza mezzi termini definisce la situazione «molto grave» con «alti livelli di trasmissibilità» del coronavirus.

Tanto che se non si farà qualcosa, spingendo le vaccinazioni e tornando ad adottare con rigore mascherine e distanziamento sociale, le cose potrebbero mettersi anche peggio con l’arrivo delle celebrazioni di fine anno, quando i contatti tra le persone aumenteranno. Anche se l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) chiarisce che l’obbligo di vaccino deve restare «l’ultima spiaggia».

La cosa certa è che, a un anno dall’avvio delle campagne vaccinali in tutto il Continente, le lacune nell’immunizzazione sono evidenti: il 66% degli europei è completamente vaccinato e questo, ha evidenziato con rammarico la commissaria europea per la Salute, Stella Kyriakides, «non è abbastanza». Anche considerando che nell’Est Europa il tasso di vaccinazione complessivo è ancora inferiore al 55%. E i gruppi di Paesi come Bulgaria, Romania, Slovacchia, Croazia, Polonia e Slovenia «meno vaccinati rappresentano un rischio per l’Ue nel suo insieme», dando «respiro alle varianti più severe e trasmissibili».

E nel giorno in cui l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha dato il suo benestare all’eterologia anche per i richiami, la politica cipriota si è riunita con i ministri europei della Salute ricordando a tutti l’urgenza di vaccinare e sollecitandoli a un’azione coordinata «per rispondere rapidamente all’evolversi della situazione». Un coordinamento che deve valere anche per le restrizioni alle frontiere, per scongiurare il rischio di un nuovo mosaico di misure nazionali.

E che, secondo il ministro Roberto Speranza, fa parte di una di quelle lezioni utili per «rendere il più possibile concreta quell’Unione europea della salute» che l’Italia auspica si realizzi il prima possibile. Tutti promemoria che anche Bruxelles spera vengano colti dai governi nazionali davanti alla corsa della nuova variante, già presente in più della metà degli Stati membri. I dati dell’Ecdc ne confermano l’elevata trasmissibilità: sono stati 212 i casi registrati con certezza nel Continente dopo il fine settimana.

Se la priorità in ogni caso resta quella di spingere l’immunizzazione, è il responsabile Europa dell’Oms, Hans Kluge, a escludere la bontà di un’imposizione generalizzata dei vaccini ai cittadini. Una valutazione che l’Italia considera «legittima», così come la posizione dell’Austria, unico Paese finora ad avere approvato la vaccinazione obbligatoria, e quella della Germania, che ne sta discutendo e, stando al suo ministro uscente, Jens Spahn, per ora vuole più che altro affermare una netta distinzione tra persone vaccinate e non vaccinate, sullo stile del Super green pass.

Secondo Speranza, il vaccino è il vero strumento essenziale, quindi tutte le strade per aumentare i tassi sono benvenute. Il 16 dicembre in Italia si aprirà la vaccinazione per i bambini e l’appello è a «fidarsi dei pediatri di libera scelta» e della loro competenza in materia, evitando di «affidarsi a un social, a un talk show o a una battuta televisiva». Un’altra lezione da apprendere in tempi di pandemia.

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