Conte e Sanchez sferzano l’UE: «Coordinare le chiusure per Natale»

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Ci sarebbe l’ipotesi di un documento comune tra Italia, Francia e Germania per sottolineare l’esigenza di non andare in ordine sparso in Europa - Anche la Spagna si dice d’accordo

Conte e Sanchez sferzano l’UE: «Coordinare le chiusure per Natale»
© EPA/Chema Moya

Conte e Sanchez sferzano l’UE: «Coordinare le chiusure per Natale»

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Un asse totale, dal Recovery Fund (fondo per la ripresa dell’Ue dopo la pandemia) alle misure anti-COVID in chiave europea: a Palma di Maiorca, Italia e Spagna stipulano un patto di ferro per aumentare la loro influenza a Bruxelles. L’occasione è il primo vertice intergovernativo tra Roma e Madrid dal 2014.

Il teatro è il gotico Palazzo de l’Almudaina, che sovrasta il mare delle Baleari. Da qui, i premier italiano Giuseppe Conte e spagnolo Pedro Sanchez lanciano la loro offensiva. Nei confronti di Polonia e Ungheria, innanzitutto, e di un veto sul Recovery che va in qualche modo superato. Ma l’offensiva va oltre e guarda non solo al dossier immigrazione ma anche a un maggior coordinamento europeo che blocchi ritorsioni e concorrenze sleali all’interno dell’Unione.

Sullo sfondo c’è, innanzitutto, il problema delle vacanze natalizie. L’idea che mentre in Italia gli impianti sono costretti alla chiusura, nella vicina Austria si possa sciare liberamente, al governo proprio non piace.

Chiudere i confini a un Paese membro dell’Ue non è mai stato - si spiega nel governo - un’opzione. Ma, in conferenza stampa con il suo omologo, Conte da un lato conferma che a Natale verranno introdotte «più cautele» e, dall’altro, senza citare l’Austria, sottolinea come sia escluso che chi si rechi all’estero possa rientrare «senza nessun controllo sanitario». Tradotto: chi vorrà sciare a Innsbruck e dintorni al rientro dovrà sottoporsi a un tampone e/o ad una robusta quarantena.

Sulle vacanze di Natale, infatti, Conte non vuole né errori né deroghe. E al Consiglio europeo del 10-11 dicembre sarà tra i capi di governo che porterà il tema del coordinamento delle misure sul tavolo. Anzi, secondo fonti qualificate, ci sarebbe l’ipotesi di un documento comune tra Italia, Francia e Germania per sottolineare l’esigenza di non andare in ordine sparso in Europa. Un’esigenza che, tra l’altro, è pienamente condivisa anche da Sanchez.

«Dal piano vaccini alle misure anti-COVID, abbiamo molti punti dell’emergenza che richiedono una risposta europea», sottolinea il premier spagnolo. Del resto, tra Conte e Sanchez l’intesa è totale e, come spiega il premier italiano, il vertice di Palma segna una «svolta nella qualità dei rapporti tra i due Paesi». «Insieme facciamo la forza, l’Ue ha un nuovo motore», sottolinea Conte.

Alle Baleari giungono nove ministri italiani (da Luigi Di Maio a Roberto Gualtieri fino Stefano Patuanelli e Teresa Bellanova), mentre la Spagna schiera dieci titolari di dicasteri più il vicepremier Pablo Iglesias. Entrambi esprimono dei governi di coalizione e a Sanchez, alle prese con le tensioni costanti tra Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) e Podemos (d’ispirazione socialdemocratica, no global ed ecosocialista, contrario all’austerità dell’Unione europea), non a caso chiedono se sia disposto ad accettare consigli da Conte su come gestire questo tipo di esecutivo. «Sono i benvenuti», sorride il leader socialista mentre Conte mantiene un basso profilo e osserva: «la dialettica non è dissimile da quella di un governo monopartito».

E Conte e Sanchez sono sulla stessa linea anche sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Nessuno dei due lo vuole, nonostante il pressing dei falchi dell’Ue. E quando al premier italiano ricordano le parole del ministro della salute italiano Roberto Speranza sull’auspicio che il fondo venga usato per il nuovo piano della sanità, il premier taglia corto: «il problema non è lo strumento ma le risorse, e le risorse adeguate ci sono».

A preoccupare Conte e Sanchez è invece lo stallo nell’Ue sul Recovery Fund. «Siamo fiduciosi che tutti i Paesi Ue, anche quelli che frenano, si convinceranno che tutti i cittadini non possono aspettare» il via libera al piano, sottolinea Conte. Mentre Sanchez ribadisce un concetto che, non a caso, il ministro italiano per gli affari europei Enzo Amendola spiegava a La Vanguardia: «il meccanismo del veto, in Ue, è obsoleto».

L’impressione è che, a Roma e Madrid, si voglia andare avanti sul Recovery Fund con o senza Varsavia e Budapest. Anche se, spiega un ministro italiano, alla fine le due capitali dell’Est «capitoleranno, basta vedere come va il fiorino ungherese in Borsa...».

Ma l’azione europea di Roma e Madrid va oltre: nel corso del vertice viene firmato un documento di lavoro firmato anche da Grecia e Malta sulla necessità di una reale solidarietà europea sull’immigrazione, con tanto di «efficace» meccanismo di redistribuzione dei profughi. E con un bersaglio nel mirino: il Trattato di Dublino.

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