Contro le varianti, l’UE introduce aree «ad alto rischio»

Pandemia

Diversi Paesi premono per blindare le frontiere, ma i confini UE restano aperti - Verrà definita la categoria rossa scura: test per chi parte e quarantena quando arriva

Contro le varianti, l’UE introduce aree «ad alto rischio»
©EPA/OLIVIER HOSLET

Contro le varianti, l’UE introduce aree «ad alto rischio»

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(Aggiornato alle 23.11) C’è chi vuole blindare le frontiere contro i nuovi contagi da varianti COVID-19, e chi preme per un passaporto delle vaccinazioni per far ripartire il turismo, ma le frontiere dell’UE per ora restano aperte: è quanto emerge dalla videoconferenza dei leader dei 27, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche europee. Verranno però introdotte misure restrittive sui viaggi: «Al fine di mantenere le nostre frontiere interne e esterne aperte, servono misure mirate che ci mantengano in sicurezza. Dobbiamo ridefinire la nostra mappatura per individuare le aree ad alto rischio, introducendo una categoria rosso scura. Alle persone che partono da zone rosse scure possono essere chiesti test prima di partire e la quarantena dopo l’arrivo. Tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati», ha detto la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, al termine della videoconferenza dei leader UE.

Prematuro parlare di un passaporto delle vaccinazioni

La discussione dell’utilizzo del certificato delle vaccinazioni antiCOVID per viaggiare viene ritenuta prematura in questa fase, e probabilmente questo utilizzo sarebbe inappropriato. Emerge dalla videoconferenza dei leader. In particolare si segnala il rischio di dare alle persone l’impressione di poter viaggiare in sicurezza una volta vaccinate, mentre in realtà potrebbero ancora trasmettere il virus. Inoltre vengono rilevati problemi etici e di protezione dei dati personali.

Le varianti fanno paura

C’è chi come Angela Merkel apre all’uso del vaccino russo Sputnik V, previo via libera dell’EMA, e chi come l’ungherese Viktor Orban si porta avanti ed ha già dato l’ok all’antidoto promosso da Mosca.

Ancora una volta la famiglia europea si è presentata in ordine sparso alla videoconferenza convocata dal presidente del Consiglio Charles Michel, riemergendone però un po’ più convinta sulla necessità di nuovi controlli sanitari ai confini.

Le mutazioni e le nuove impennate delle curve epidemiche preoccupano, così come preoccupano possibili chiusure a tappeto, frutto della mancanza di coordinamento. Sarebbero «senza senso», secondo la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, e metterebbero a repentaglio il mercato unico, ripiombando l’Unione nel caos di un anno fa.

A dare l’allarme è stata anche l’Agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC), con la raccomandazione di introdurre la nuova stretta per evitare che le mutazioni continuino a viaggiare tra Paesi.

Misure che saranno facilitate anche dalla decisione di un riconoscimento reciproco di tutti i test - compresi quelli rapidi - in tutta l’Unione. Un’indicazione, quella dell’ECDC, che ha confermato la linea di Merkel, da giorni in pressing per convincere i colleghi ad allinearsi sui controlli sanitari ai confini, con test e quarantene aggiuntivi, ed un deciso giro di vite per i viaggi non necessari.

Decisamente sulla linea di Berlino il francese Emmanuel Macron, alle prese con nuovi violenti focolai ed il sospetto di una mutazione sconosciuta del virus più contagiosa che in alcune zone della Francia avrebbe fatto schizzare i contagi. Ma anche l’austriaco Sebastian Kurz, l’olandese Mark Rutte ed il belga Alexander De Croo.

Nei giorni scorsi i Paesi Bassi avevano già sollecitato l’introduzione di restrizioni coordinate «per massimizzarne l’effetto», con Rutte che ha annunciato lo stop ai voli da 17 Paesi, tra questi Regno Unito e Sudafrica. Mentre De Croo si prepara a varare un divieto temporaneo degli spostamenti non essenziali, specie in vista della pausa di carnevale.

Un colpo al cuore le nuove restrizioni per Paesi ad alta vocazione turistica come Grecia, Spagna e Malta, preoccupati per le proprie economie in vista della primavera-estate e decisi invece a far avanzare l’idea di un passaporto delle vaccinazioni per facilitare gli spostamenti tra Stati.

A lanciare la proposta nei giorni scorsi era stato il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis. E di fronte alla ritrosia di Paesi come Germania e Olanda, che hanno sollevato più di un interrogativo denunciando il rischio di discriminazioni, è intervenuto il maltese Robert Abela, spalleggiato dallo spagnolo Pedro Sanchez.

Sebbene la discussione sull’iniziativa resti acerba, visto il tasso di vaccinati ed alcune incognite da sciogliere, dalla riunione è comunque emersa la volontà di gettarne le premesse, con un certificato digitale, riconosciuto a livello Ue, per monitorare l’efficacia dei sieri, ed eventuali reazioni avverse. Un documento che si potrebbe prestare ad altri utilizzi in un secondo momento.

Tutti i leader si sono mostrati invece d’accordo sulla necessità di accelerare sulle dosi degli antidoti, soprattutto dopo i ritardi di Pfizer di questa settimana. Von der Leyen ha assicurato che i differimenti saranno riassorbiti entro metà febbraio, con i livelli delle consegne che torneranno al 100% di quelli previsti per settimana, già da lunedì.

In tutto la Commissione prevede la consegna di oltre 150 milioni di dosi nel primo trimestre, grazie anche all’atteso via libera di nuovi vaccini. Mentre dal secondo i numeri dovrebbero lievitare, per questo occorre prepararsi ad usarli tutti e bene. Il target è vaccinare l’80% di sanitari e over 80 entro marzo, ed il 70% degli adulti entro l’estate. Un’impresa ambiziosa, ma l’UE ce la può fare.

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