Coronavirus, il nemico pubblico a cui il mondo non era pronto

OMS

I contagi ufficiali testati in tutto il mondo hanno superato quota 450.000 e il Covid-19, a detta del direttore generale dell’OMS, è diventato il nemico pubblico numero uno

Coronavirus, il nemico pubblico a cui il mondo non era pronto
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Sono oltre 450 mila i casi ufficialmente dichiarati di coronavirus nel mondo. È quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University e da un conteggio dell’agenzia di stampa francese Afp. E il coronavirus, a detta dell’Organizzazione mondiale della salute (OMS) sta intanto diventando il nemico pubblico numero uno al mondo.

Coronavirus, il nemico pubblico a cui il mondo non era pronto

«Questo virus è il nemico pubblico numero uno. È un virus pericoloso. Tuttavia crediamo che c’è un’opportunità: dobbiamo fare il possibile per distruggerlo», ha detto oggi il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus nel consueto briefing sul coronavirus. «La domanda è quanto sarà alto il prezzo da pagare?», ha detto. «Chiediamo a tutti i Paesi in lockdown di usare questo tempo per attaccare il virus», ha aggiunto.

«Questa è la responsabilità di tutti. Sopprimere e controllare questa pandemia che continua a farci pagare un prezzo altissimo non solo per quanto riguarda la salute ma anche su tanti aspetti diversi della vita», ha affermato Ghebreyesus.

Ieri, ad esempio, il comitato olimpico ha deciso di rinviare i Giochi di Tokyo», ha sottolineato, prima di aggiungere su Twitter: «Ringrazio il premier giapponese Shinzo Abe e i membri del Cio per aver preso la difficile ma saggia decisione di rinviare le Olimpiadi di Tokyo 2020 per proteggere la salute degli atleti, degli spettatori e dei funzionari» dal coronavirus. «Aspettiamo con impazienza i Giochi dell’anno prossimo e speriamo di celebrare la nostra umanità condivisa».

Ghebreyesus ha poi guardato anche agli Stati Uniti: «Per combattere questa pandemia, ci vuole il massimo impegno politico possibile. Donald Trump sta facendo tutto quello che può», ha detto il direttore generale dell’OMS rispondendo ad una domanda dell’Associted Press su un suo tweet di ieri a proposito del «lavoro incredibile» del presidente degli Stati Uniti nel combattere la diffusione del coronavirus.

Il mondo non era pronto

«Il mondo non era pronto per una pandemia, per questo ci sono carenze di mascherine o ventilatori. In più ci sono le carenze dovute agli altri effetti del virus come la chiusura dei corridoi aerei», ha detto dal canto suo Michael Ryan, direttore esecutivo del programma di emergenza sanitaria dell’OMS nel consueto briefing sul coronavirus​. «Abbiamo bisogno di un incremento della produzione di equipaggiamento per i nostri lavoratori in prima linea e di un incremento di fondi. E di questo il direttore generale dell’OMS parlerà al G20», ha sottolineato.

«Abbiamo una seconda finestra di opportunità adesso» per combattere il coronavirus. «La prima è stata sprecata. Quello che i governi faranno oggi, domani, peserà sul futuro», ha aggiunto Ryan. «Non vogliamo che ci sia un lockdown e poi, una volta che è finito, ci sia una recrudescenza della malattia e quindi un altro lockdown. Dobbiamo spezzare questo circolo vizioso», ha spiegato da parte sua la dottoressa Maria van Kerkhove.

Africa

«L’OMS ha uffici in ogni paese partner in Africa. E qui abbiamo sostenuto la pianificazione nazionale contro il coronavirus. Stiamo cercando anche di dare più sostegno in termini di equipaggiamento medico. Tutti i Paesi hanno bisogno di aiuto. Ma il nord del mondo deve muoversi per aiutare il sud del modo. Nessuno è salvo finché tutti sono salvi», ha sottolineato Ryan. Le parole del direttore esecutivo del programma di emergenza sanitaria dell’Oms sono poi state ripetute dal primo ministro dell’Etiopia e vincitore del premio Nobel per la Pace Abiy Ahmed.

Se il resto del mondo non aiuta l’Africa a combattere la pandemia di Covid-19, la malattia tornerà a «dare la caccia a tutti», ha detto Abiy in un articolo del Financial Times, affermando anche che le singole strategie dei Paesi per affrontare la crisi sanitaria in atto sono «miopi, insostenibili e potenzialmente controproducenti».

Abiy ha affermato che l’Africa è gravata da un debito che rende difficile combattere efficacemente la malattia Covid-19, e questa è una questione che va risolta. «Il costo dei nostri debiti è spesso superiore a quello dei nostri stanziamenti sanitari annuali», ha affermato il primo ministro etiope, aggiungendo che le istituzioni finanziarie internazionali e il G20 dovrebbero lanciare un fondo globale per sostenere i sistemi sanitari in Africa.

Il premio Nobel per la Pace ha dichiarato inoltre che la diffusione del virus ha mostrato quanto sia connesso il mondo e che quindi la fine della crisi è assicurata solo da una risposta globale coordinata: «Siamo tutti insieme e dobbiamo lavorare insieme fino alla fine», ha detto Abiy.

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