Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?

Il punto

Gli scontri degli ultimi giorni hanno riacceso la tensione tra Armenia e Azerbaigian - Ecco cosa c’è da sapere

Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?
© Azerbaijan's Defense Ministry via AP

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Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?

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Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?

Non c’è pace nel Nagorno-Karabakh, il fazzoletto di terra conteso tra armeni e azeri, nel Caucaso meridionale. Negli ultimi giorni si sono riaccese le tensioni di un conflitto mai sopito, che negli ultimi trent’anni ha mietuto migliaia di vittime.

Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?

Il conflitto del 1988-1994

Il Nagorno-Karabakh è formalmente azero ma è di fatto controllato dai separatisti armeni e la tregua viene spesso infranta. Conteso tra 1918-20 fra le repubbliche di Armenia e Azerbaigian, il territorio nel 1920 fu conquistato dai bolscevichi e nel 1923 entrò a far parte dell’Azerbaigian. Nella regione, tra il 1988 e il 1994 si è combattuta una guerra in cui si stima abbiano perso la vita circa 30 mila persone.

L’indipendenza mai riconosciuta

Il Nagorno-Karabakh ha proclamato la propria indipendenza nel 1991, senza tuttavia essere riconosciuto dalla comunità internazionale.

Il massacro di Khojaly

Tra il 25 e il 26 febbraio del 1992 si è consumato il massacro di Khojaly, commesso - stando all’Osservatorio dei Diritti Umani - dalle truppe armene con il supporto delle milizie russe. Il bilancio ufficiale fornito dalle autorità azere è di 613 civili uccisi, tra cui 106 donne e 83 bambini.

Cosa succede nel Nagorno-Karabakh?

Negoziati a un punto morto

I negoziati di pace condotti dal «Gruppo di Minsk» dell’OCSE - presieduto da Russia, USA e Francia - non hanno finora portato a una soluzione definitiva. Tuttavia, si tratta di una zona di grande importanza dal profilo geopolitico: da lì passano le condutture che trasportano il gas e il petrolio del Mar Caspio dall’Azerbaigian ai mercati internazionali.

Chi sta con chi

In tutte le varie fasi del conflitto, la Turchia si è sempre pronunciata a sostegno dell’Azerbaigian, pur richiamando l’importanza di un cessate il fuoco e di proseguire il dialogo tra le parti. Ieri, per la prima volta, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invece accusato l’Armenia di minacciare la pace nel Caucaso. Dall’altro lato della barricata, l’Armenia può contare sull’appoggio della Russia, data la comune appartenenza all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) e al sistema congiunto di difesa aerea della Comunità degli Stati Indipendenti, nata dopo lo scioglimento dell’URSS. Il Cremlino, intervenuto ieri, si è detto «molto preoccupato» per quanto sta accadendo, chiedendo «la cessazione immediata» degli scontri. Mosca ha esortato poi alla «moderazione» tutti gli attori, esterni e interni, per far sì che si torni presto al tavolo negoziale.

Il confronto Russia-Turchia

Il Nagorno-Karabakh è l’ennesimo teatro di scontro politico tra Turchia e Russia. Dopo Siria e Libia, la tensione tra Mosca e Ankara si concentra in un’area sotto la sfera d’influenza russa. Proprio la dimensione internazionale dovrebbe scongiurare l’escalation del conflitto, visto che Mosca e Ankara non hanno intenzione di combattersi direttamente.

La condanna dell’UE

A chiedere che la situazione si normalizzi al più presto è stata anche l’Unione europea: «È urgente che si cessino tutte le ostilità poiché c’è un rischio di gravi conseguenze e di destabilizzazione di tutta la regione». L’UE ha poi sollecitato «tutti gli attori della regione a contribuire a fermare il confronto armato» e «ad evitare interferenze dall’esterno». Da parte sua la Svizzera ha espresso preoccupazione e invitato tutte le parti a porre fine all’uso della forza.

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