Croazia, domani al voto

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Il Paese andrà alle urne in un’atmosfera di generale incertezza - Uno dei principali timori è che la ripresa dell’epidemia possa incidere sull’affluenza

Croazia, domani al voto
© AP Photo/Sasa Kavic

Croazia, domani al voto

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La Croazia vota domani per le elezioni parlamentari in un’atmosfera di generale incertezza, sia per i timori che la forte ripresa dell’epidemia di coronavirus possa incidere sull’affluenza, sia per l’incognita sulla futura direzione del Paese, visto che i sondaggi danno praticamente allineate in fatto di consensi le due principali forze politiche: i conservatori del premier uscente Andrej Plenkovic e l’opposizione di centrosinistra.

Le elezioni sono state anticipate di tre mesi rispetto alla scadenza regolare della legislatura, con il governo che sperava di poter trasformare in voti l’ottima percezione della gestione della crisi causata dal coronavirus.

Un mese fa la Croazia era infatti tra i Paesi meno colpiti in Europa, con duemila contagi e un centinaio di decessi, mentre le misure a sostegno dell’economia hanno evitato una drastica crescita della disoccupazione. Ma questi presunti vantaggi per il governo sembrano essere svaniti nelle ultime tre settimane della campagna elettorale, con il ritorno dell’emergenza sanitaria.

Ieri il Paese ha registrato 96 nuovi contagi, il numero più alto dall’inizio della pandemia, e i pazienti con l’infezione attiva sono saliti da una decina a metà giugno ai più di settecento di ieri. La riapertura dei confini e la normalizzazione delle attività economiche non ha aiutato molto il turismo, motore principale dell’economia del Paese. Le immagini delle spiagge deserte, specie in Dalmazia e sulle isole, incutono seria preoccupazione in tutto il Paese, forse più delle stime ufficiali di una contrazione del Pil, valutata quest’anno a quasi il dieci per cento.

Per questo da una posizione di partenza forte, l’Unione democratica croata (Hdz, conservatori) di Plenkovic, che nel 2016 vinse le elezioni con il 36 per cento, si trova ora a confrontarsi con attacchi da sinistra ma anche dalla destra sovranista.

Lo slogan «Per una Croazia sicura» e l’impiego in campagna elettorale di alcune tra le personalità mediche più esposte nella lotta contro il coronavirus sembra non abbia prodotto l’esito sperato. L’Hdz del primo ministro e la larga coalizione di centrosinistra, guidata dai socialdemocratici (Sdp) di Davor Bernardic, sono praticamente appaiati nei sondaggi dell’ultima ora, con il trenta per cento circa ciascuno. Le proiezioni dei mandati parlamentari vedono un lieve vantaggio dei socialdemocratici, lontani però da una chiara maggioranza che permetterebbe di formare un governo di centrosinistra.

L’unico vantaggio rimasto ancora a Plenkovic è il suo robusto potenziale per trovare eventuali partner di coalizione dopo il voto. L’Hdz, per la prima volta dall’indipendenza raggiunta dalla Croazia nel 1991, ha un serio e profilato sfidante a destra. Al terzo posto nei sondaggi, accreditato del 12 per cento circa, si trova infatti un raggruppamento eterogeneo di partiti sovranisti e nazionalisti che criticano Plenkovic per le sue posizioni ritenute troppo moderate, europeiste e liberali.

Il nuovo leader di questa destra, il noto cantante Miroslav Skoro, in passato deputato dell’Hdz, ha apertamente detto di essere disposto a formare un governo con l’Hdz, ma per «riformare e cambiare il partito», costringendolo a spostarsi su «valori patriottici e cristiani del nuovo sovranismo europeo». Per Skoro il premier è «un tecnocrate» che non sa ascoltare il proprio popolo ma solamente «i suoi amici a Bruxelles».

Al centro e a sinistra il bacino di partiti è molto più ristretto e i socialdemocratici potranno eventualmente contare sull’appoggio dei verdi (accreditati del 5%), che dovrebbero entrare nel Parlamento per la prima volta nella storia del Paese, e delle minoranze etniche, inclusa quella serba e italiana. Una grande coalizione Hdz-Sdp è per ora esclusa, ma non impossibile.

In caso di fallimento delle altre opzioni più naturali, e per evitare una ripetizione delle elezioni in autunno, durante una possibile nuova ondata del coronavirus e con l’economia in ginocchio, i due maggiori partiti potrebbero più facilmente giustificare davanti ai loro elettori un governo di unità nazionale.

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