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“Ho lavorato alla ristrutturazione, è stato uno shock”

La tragedia di Genova nel racconto di un tecnico che fu impegnato nella manutenzione del viadotto

AP
 
17
agosto
2018
06:00
Osvaldo Migotto

GENOVA - «Per me è stato uno shock, ero in ditta quando ho avuto notizia del crollo del ponte». A parlare è un tecnico che 25 anni fa, nel 1993, già lavorava nella ditta specializzata chiamata ad eseguire un'importante opera di risanamento sul cavalcavia Morandi di Genova. L'intervento fu deciso una volta scoperti il grave stato di ossidazione dei cavi interni di precompressione e altri segnali di deterioramento. Per ovvi motivi il nostro interlocutore ha preferito mantenere l'anonimato, ma ci ha raccontato alcuni interessanti dettagli sul cavalcavia.

Che impressione aveva avuto sullo stato di conservazione del ponte?

«Diciamo che dall'esterno non è che si vedesse più di tanto. Vi erano comunque i tecnici della compagnia ingegneristica di Milano che avevano fatto le loro valutazioni e progettato la ristrutturazione».

In cosa consisteva esattamente?

«L'opera di ristrutturazione consisteva nell'incravattare gli stralli (così vengono indicati in gergo tecnico i tiranti del ponte n.d.r.), creare un supporto aggiuntivo sulla testata e un rinforzo sulla volata del ponte che guarda verso Savona. Noi abbiamo operato sulla prima pila (struttura portante verticale che sorregge due arcate di un ponte n.d.r.). Il ponte comunque era sceso di circa un metro, e grazie ai cavi speciali che abbiamo realizzato lo abbiamo tirato di nuovo su. Sono state usate 17 'cravatte' per ognuno dei quattro stralli e quattro antenne appositamente realizzate dalla nostra azienda».  

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