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Oltre 100 raid chimici, così Assad ha vinto la guerra

È la tesi di un'inchiesta sulla Siria della BBC, basata sull'analisi di numerose fonti

Keystone
Il rpesidente siriano Bashar al Assad.
 
15
ottobre
2018
21:25

BEIRUT - Più di cento attacchi chimici compiuti contro civili negli ultimi quattro anni hanno determinato il corso della guerra in Siria, che Bashar al Assad sta vincendo con il sostegno determinante di Russia e Iran. È la tesi dell'inchiesta della BBC, basata sull'analisi di numerose fonti tra cui gli inquirenti della commissione internazionale sulle violazioni in Siria, e che attribuisce alle autorità di Damasco la maggior parte degli attacchi con armi non convenzionali contro civili in aree fuori dal controllo governativo.

Le conclusioni del lavoro di indagine della BBC sono apparse il giorno in cui scade l'ultimatum per il ridispiegamento delle milizie anti-governative, presenti a Idlib e dintorni, fuori dalla striscia di territorio "smilitarizzata" secondo l'intesa raggiunta tra Russia e Turchia un mese fa. Mosca e Ankara si sono accordate per la creazione di un'area cuscinetto attorno alla regione di Idlib. Le forze militari di Ankara controllano ampie zone della Siria nord-occidentali e hanno influenza diretta anche su Idlib e distretti vicini. Il ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim ha commentato la scadenza dell'ultimatum affermando che "ci vorrà ancora del tempo" per verificare l'effettiva riuscita dei termini dell'accordo raggiunto a Sochi da Turchia e Russia. "Dobbiamo aspettare la reazione russa", ha detto Muallim.

Intanto, nel sud-ovest del paese, due valichi frontalieri, rispettivamente con la Giordania e con il Golan controllato da Israele, hanno riaperto oggi dopo anni di chiusura a causa del conflitto. Da settimane si attendeva l'annuncio della riapertura del valico commerciale di Nassib, tra Siria e Giordania, uno dei corridoi più importanti per il transito terrestre di merci in tutto il Medio Oriente. Il valico di Qunaytra sulle Alture del Golan ha riaperto, ma solo per i caschi blu della missione Onu (Undof). E nella valle dell'Eufrate, vicino al confine con l'Iraq, è giunta la notizia del rapimento da parte di miliziani dello Stato islamico di circa 130 famiglie, composte per lo più da mogli, siriane e straniere, e figli di jihadisti defunti o fatti prigionieri. Stretti nell'offensiva curda e americana nel distretto di Abukamal, al confine con l'Iraq, i miliziani hanno deciso di rapire le famiglie per usarle come merce di scambio prima della resa, in maniera analoga a quanto già avvenuto a luglio scorso nel sud-ovest della Siria a danno di una trentina di donne ancora ostaggio dell'Isis.

L'inchiesta della BBC ha analizzato oltre 160 "attacchi chimici" compiuti dal settembre del 2013 allo scorso maggio nella Siria occidentale in aree controllate da insorti. Numerosi attacchi sono stati compiuti con aerei, e gli insorti siriani non possiedono l'aviazione. La maggior parte degli attacchi è stato compiuto con il cloro, mentre altri col sarin e col gas mostarda, l'iprite. Le autorità siriane hanno sempre smentito ogni responsabilità e, assieme alla Russia e all'Iran, hanno ripetutamente accusato gli insorti e i loro alleati internazionali di inscenare "attacchi chimici finti" per influenzare le opinioni pubbliche e le cancellerie occidentali.

Secondo l'analisi della BBC, le autorità governative hanno concentrato gli attacchi con armi non convenzionali in periodi in cui erano in corso offensive militari su larga scala per conquistate aree chiave nella Siria occidentale: la campagna tra Hama e Idlib nel 2014, Aleppo nel 2016, Idlib nel 2017, la Ghuta vicino Damasco quest'anno. "Gli attacchi chimici sono impiegati in maniera strategica", afferma la BBC: sono dei messaggi di terrore al nemico e un invito alla popolazione civile a lasciare in massa le zone da conquistare.

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