A Delhi un’ennesima tragedia del lavoro

India

Sono 43 i morti per il rogo che si è scatenato stamattina nel quartiere di Anaj Mandi - GUARDA LE FOTO

A Delhi un’ennesima tragedia del lavoro
La scena del rogo scoppiato nella città vecchia della capitale indiana. © AP Photo/Manish Swarup

A Delhi un’ennesima tragedia del lavoro

La scena del rogo scoppiato nella città vecchia della capitale indiana. © AP Photo/Manish Swarup

A Delhi un’ennesima tragedia del lavoro

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(Aggiornata alle 18.31) - Un’ennesima tragedia del lavoro non tutelato e semiclandestino: è l’amaro risvolto dell’incendio che questa mattina, all’alba, ha devastato un angolo di Anaj Mandi, un quartiere centrale della capitale indiana, uccidendo 43 persone, col timore che qualche altra vittima possa aggiungersi nelle prossime ore, per le gravi condizioni di alcuni dei 35 ricoverati in ospedale.

Le vittime erano tutti uomini, lavoratori a giornata, approdati nella capitale indiana da altri stati, molti dal Bihar, una delle aree più povere del paese: operai che guadagnavano 150 rupie al giorno, nemmeno due franchi, ma si ritenevano fortunati, secondo i racconti fatti al telefono dai familiari disperati, perché potevano dormire al chiuso, riparati dal freddo, negli stanzoni al secondo, terzo e quarto piano dell’edificio bruciato, dove di giorno confezionavano e cucivano borse, cappelli, zaini.

La zona, vicino a Sardar Nagar, il brulicante mercato all’ingrosso di casalinghi e utensili, sempre intasato di persone, carri, bici e motociclette, ha i tratti tipici di tanti quartieri popolari della capitale indiana: veri labirinti di vicoli stretti e bui, difficilmente accessibili, con case in cui le famiglie vivono stipate, in mezzo a botteghe, laboratori, magazzini: ovunque grovigli di cavi elettrici lasciati pericolosamente scoperti.

I testimoni e i sopravvissuti hanno raccontato che i pompieri, allertati all’alba, hanno faticato a raggiungere l’edificio e che, arrivati nella zona con una ventina di autobotti, hanno dovuto domare le fiamme da molti metri di distanza. Tra loro, il coraggioso Rajesh Shukla, già definito da tutti un eroe: è entrato per primo nell’edificio in fiamme, e, nonostante la ferita a una gamba causata dal crollo di un muro, è riuscito, da solo, a portare in salvo undici persone dal secondo piano, da dove, per un cortocircuito, era partito il fuoco. Chi si trovava al pianterreno e al primo piano è riuscito a fuggire, per la gran parte degli altri, non c’è stato scampo.

Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, gli operai hanno perso la vita per soffocamento e per avere aspirato il fumo: le stanze dove lavoravano e dormivano non avevano finestre ed erano prive di impianti di ventilazione. Il proprietario dell’edificio e il titolare del laboratorio sono stati arrestati dalla polizia: l’accusa per il titolare è che la fabbrica non avesse le necessarie autorizzazioni.

L’incendio di oggi è il secondo più grave verificato nella capitale indiana: 59 spettatori nel 1997 morirono intrappolati nella sala del mega-cinema Uphaar, a Delhi sud. Nel febbraio di quest’anno, nell’incendio di un hotel di sei piani, tuttora sotto sequestro, hanno invece perso la vita diciassette persone.

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