Caso Epstein, le guardie che vigilavano si sono addormentate

IL GIALLO

La cella del finanziere morto suicida è rimasta senza controllo per tre ore - Gli agenti avrebbero poi falsificato il rapporto per nascondere il loro errore

Caso Epstein, le guardie che vigilavano si sono addormentate
Foto Keystone

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Caso Epstein, le guardie che vigilavano si sono addormentate

WASHINGTON - Le due guardie carcerarie che avrebbero dovuto vigilare su Jeffrey Epstein la notte prima del suicidio si sono addormentate lasciando la cella del finanziere senza controlli per almeno tre ore. Gli agenti avrebbero poi falsificato il rapporto per nascondere il loro errore. Lo riporta il New York Times citando fonti investigative dopo che due agenti della prigione federale di Manhattan sono stati rimossi e messi in aspettativa.

Raid dell’FBI in un’isola dei Caraibi, passata al setaccio a caccia di una cassaforte
L’isola dei pedofili, oppure l’isola delle orge. Questa la fama di Little St. James, un angolo di Paradiso nel cuore dei Caraibi trasformato da Jeffrey Epstein in quella che i residenti dell’arcipelago delle Virgin Islands hanno da tempo ribattezzato Isle of Sin, isola del peccato.

Da quando 20 anni fa il finanziere americano l’acquistò per farne il rifugio più remoto delle sue perversioni, lontano dai riflettori di Manhattan o di Palm Beach.

Ora quell’isola è da due giorni al setaccio degli agenti dell’Fbi e degli uomini della polizia di New York, a caccia di prove che diano nuovo impulso alle indagini sugli abusi sessuali e il traffico di minorenni che Epstein aveva messo in piedi con i suoi complici.

A bordo delle golf car i federali si spostano da una parte all’altra dell’atollo, e stando alle immagini riprese dall’alto da un drone avrebbero già sequestrato alcuni computer e altro materiale sistemato in alcuni scatoloni.

Ma il vero colpo grosso potrebbe essere un altro: la cassaforte di acciaio che si trova nella residenza principale dell’isola e che - racconta all’agenzia Bloomberg un ex addetto della tenuta - potrebbe contenere ben altro che soldi in contanti e ben altri segreti.

A Litle St. James Epstein andava spesso e arrivò ad avare fino a cinque imbarcazioni, tra cui un ferry da 200 posti con cui ospiti e lavoranti facevano la spola dalla vicina St. Thomas. Portava molte persone e, secondo i racconti, molte giovani donne che prendevano il sole a bordo piscina in topless, mentre lui si aggirava in costume, a torso nudo e ciabatte da mare.

E non tollerava di vedere intorno gli addetti alla manutenzione, ordinando che stessero il più possibile alla larga dalla villa. Eppure qualcuno giura di aver visto tra gli ospiti Bill Clinton e altri potenti. Ma la gran parte degli addetti dell’isola furono costretti un paio di anni fa a firmare accordi di segretezza per non svelare nulla di quanto avevano visto.

Prima causa contro il patrimonio del finanziere

Intanto a New York è scattata la prima causa civile contro il patrimonio di Epstein, valutato in almeno 550 milioni di dollari. A presentarla Jennifer Araoz, 32 anni, che accusa di essere stata adescata quando aveva 14 anni davanti a un liceo di Manhattan e abusata in casa Epstein da quando ne aveva 15, con tanto di stupro nel 2002.

La donna - che ha raccontato la sua storia sul New York Times - punta il dito anche su Ghislaine Maxwell, la sodale di Epstein tuttora ricercata, e tre membri dello staff che accusa di complicità: tre donne che nelle carte vengono chiamate Jane Doe 1, 2 e 3, e che svolgevano rispettivamente il ruolo di reclutatrice delle minorenni, di segretaria e di domestica.

«Anche loro hanno reso possibile che tutto ciò accadesse», afferma il legale della Araoz, che andava nella lussuosa mansion nell’Upper East Side di Manhattan una o due volte a settimana per una o due ore pagata 300 dollari a volta per fare quei famigerati massaggi che quasi sempre degeneravano in prestazioni sessuali.

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