Cento anni fa il mondo smetteva di autodistruggersi

Con queste parole, esattamente un secolo fa, il Corriere del Ticino annunciava la fine della prima guerra mondiale

Cento anni fa il mondo smetteva di autodistruggersi

Cento anni fa il mondo smetteva di autodistruggersi

"Da Sofia a Costantinopoli a Vienna, Budapest ed a Berlino, l'armistizio venne esteso a tutto l'immenso fronte di battaglia che, aperto nell'Agosto 1914 dai due imperi dell'Europa Centrale per allargare con la strage il mondo, dopo oltre quattro anni di vicende terribili, dal mondo coalizzato per la difesa e per la vittoria, a ridosso degli imperi rigettato e incalzato come il castigo di Dio".

Così il Corriere del Ticino (composto all'epoca di sole quattro pagine) annunciava la fine della prima guerra mondiale. A cento anni esatti dalla conclusione di quello che fino a quel momento era stato il più gigantesco massacro mai vissuto dall'umanità, abbiamo deciso di riproporvi quell'articolo – intitolato semplicemente "La Pace!" – in forma integrale. 

LA PACE!

Da Sofia a Costantinopoli a Vienna, Budapest ed a Berlino, l'armistizio venne esteso a tutto l'immenso fronte di battaglia che, aperto nell'Agosto 1914 dai due imperi dell'Europa Centrale per allargare con la strage il mondo, dopo oltre quattro anni di vicende terribili, dal mondo coalizzato per la difesa e per la vittoria, a ridosso degli imperi rigettato e incalzato come il castigo di Dio. La guerra guerreggiata è sospesa; i vincitori procedono con l'arma in mano per raggiungere i limiti estremi della vittoria; i vinti porgono le armi o le gettano nell'umiliazione o nell'orrore della sconfitta. I popoli, che erano stati sospinti dalla criminale complicità dell'ambizione dinastica col sordido interesse di casta, gli uni contro gli altri come in uno spaventoso ritorno apocalittico, si placano, rientrano entro i confini dell'umanità.

Non è ancora la pace, quale la speriamo e l'attendiamo, con fede durata inalterabile, da oltre quattro anni; ma come è vero che la pacificazione definitiva o reale della società umana non sarà l'opera di un congresso e di un protocollo, bensì la risultante di una tanto lenta quanto fatale comprensione di tutti gli errori e di tutti gli inganni accumulati per la guerra, così possiamo sperare che l'armistizio segni ormai la fine senza ritorno del terribile macello.

La guerra delle armi è finita, satura di orrori e di sacrifici la cui somma è superiore ad ogni calcolo possibile a mente umana. Da oggi incomincia il lavoro per la pace, lavoro di governi non solo, ma anche di popoli che nel sacrificio devono aver raggiunto la loro maturità, la comprensione della loro sovranità assoluta. La massa non è più anonima, un nome essa lo ha guadagnato, dai milioni di morti, dagli strazi infiniti, dalla forza di dedizione senza limiti con cui ha saputo affrontare il duello all'ultimo sangue contro il ritorno del feudalismo o dell'individualismo statale.

A questo scopo massimo hanno fatto senza equivoci, tutti gli stati democratici che subirono prima l'aggressione e che accettarono poi la sfida tragica per condurla sino alle ultime conseguenze. Dal trionfo della nazionalità al trionfo della società umana. La fine per la fine della guerra guerreggiata sui campi di battaglia avrebbe potuto essere raggiunta molto tempo prima. Ma non era quella la fine dello stato di guerra latente e imperituro tra la forza di pochi e il diritto di tutti, tra il passato e l'avvenire, tra l'Epoca Antica e l'Epoca Moderna. Non c'era più transazione; il risparmio di materiale di migliaia di vite sulla somma che diventava già incalcolabile: il risparmio di energia fisico ed economico su quanto le nazioni avevano già sofferto in distruzioni e in miserie da che Serbia, Belgio e Francia erano stati aggrediti o invasi, questi risparmi relativi, il mondo li avrebbe pagati con uno stato di ingiustizia senza fine nel tempo, con nuove guerre, con nuovi incalcolabili sfruttamenti delle energie e dei diritti dei popoli. Questa la verità intuitiva e irrefrenabile che ha costituiva la forza dell'Intesa, dalle prime nazioni travolte nel conflitto al quale l'imperialismo dinastico ed economico aveva da tanti anni lavorato, dall'Italia alla Romania e dagli Stati Uniti che accanto alle nazioni aggredite si schierarono, non per raggiungere un compromesso immorale o catastrofico sopra principi che, se dal compromesso sfiorati, si sarebbero tradotti nel calcolo materialistico più ripugnante per l'inutile sacrificio di vite o di ricchezza.

Questa la verità che confonde oggi tutti i pacifisti, segretamente maneggiati dai responsabili immediati della guerra, o dai responsabili della guerra stretti in complicità mostruosa per degenerazione estremistica. Tutti coloro che, nel corso di questi ultimi anni, si sono impaludamentati nella veste bianca e si sono appiccicati agli omeri un paio d'ali per collocarsi – come per vari generi di costrizioni mentali o di coscienza, affermavano – al di sopra della mêlée, guardino oggi alla promettente e meravigliosa rinascenza di popoli che accomuna tutto il mondo in una vittoria sola, guardino all'alba radiosa che si affaccia sulla nuova storia dell'umanità .Guai a coloro che, per dannate pressioni, osassero turbare tale aurora mentre il Belgio rientra, riconsacrato, nei suoi confini; mentre la Francia repubblicana riprende la signoria della sua tradizione di generosità; mentre l'Italia compie definitivamente quella meravigliosa storia di un secolo che ha posto i diritti della nazionalista a scala dell'umanesimo, mentre accanto alla Serbia, simbolo dell'immortalità d'un popolo, altri popoli nascono in una gloria di redenzione, mentre la schiavitù della Polonia, questa vergogna dell'Europa, è infranta; mentre dappertutto la libertà si affranca e tra il Vecchio e il Nuovo mondo si stabilisce un legame di fratellanza che diventerà sincero, duraturo e universale.

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