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Cesare Battisti arrestato in Bolivia

Finisce la latitanza dell’ex terrorista italiano, già avviate le procedure di espulsione dal Paese - Quando l’hanno preso camminava tranquillo per strada - VIDEO

 Cesare Battisti arrestato in Bolivia
(Foto Keystone)

Cesare Battisti arrestato in Bolivia

(Foto Keystone)

LA PAZ - Cesare Battisti è stato arrestato ieri pomeriggio in Bolivia e potrebbe presto arrivare in Italia. L’ex terrorista italiano si trovava nel Paese da diversi giorni, secondo quanto accertato gli uomini della Polizia che subito dopo la fuga dell’ex terrorista dei Pac si erano trasferiti in Brasile per collaborare con le forze dell’ordine brasiliane. Gli uomini della Criminalpol e dell’Antiterrorismo hanno seguito una serie di piste che li hanno portati poco prima di Natale ad individuare la Bolivia come il paese dove si poteva esser rifugiato Battisti. Pochi giorni fa, dopo un breve ritorno in Italia, gli investigatori hanno avuto le conferme che attendevano: con i colleghi brasiliani e boliviani è stata circoscritta l’area e ieri si è deciso di intervenire. Battisti è stato trasferito in un ufficio della polizia boliviana e sono già state avviate le attività per l’esecuzione del procedimento di espulsione dal Paese. Per lui, dopo anni di latitanza, potrebbero presto aprirsi le porte del carcere in Italia.

“Camminava tranquillo per strada”

Battisti è stato fermato in strada, mentre camminava a piedi per le vie di Santa Cruz de la Sierra e quando gli agenti boliviani si sono rivolti a lui, non ha tentato di fuggire e ha risposto in portoghese. Gli investigatori italiani erano già da una settimana in Bolivia e dopo aver circoscritto l’area in cui si trovava Battisti hanno iniziato a pedinarlo. Prima di intervenire, però, sono state fatte tutte le attività di comparazione e i riscontri visivi possibili fino a quando si è avuta la ragionevole sicurezza che fosse proprio lui. A quel punto sono stati fatti intervenire i poliziotti boliviani, che lo hanno fermato in mezzo alla strada. Alle richieste degli agenti di fornire i documenti, Battisti ha risposto in portoghese dicendo di non averli e solo quando lo hanno portato negli uffici della polizia ha fornito il suo documento brasiliano.

In Italia tra oggi e domani?

Potrebbe essere riportato in Italia tra oggi e domani Cesare Battisti. Quel che è certo è che un aereo italiano con a bordo uomini dell’intelligence e della polizia è già decollato per La Paz, per accelerare al massimo le procedure per l’estradizione. “Atterrerà alle 17.00 ora italiana con l’obiettivo di prendere in consegna Battisti e riportarlo in Italia. Ad attenderlo qui da noi ci saranno le nostre carceri”, ha assicurato il premier italiano Giuseppe Conte.

Salvini: “La pacchia è finita”

Mentre il ministro dell’interno e vicepremier Matteo Salvini (Lega) ha esultato su Twitter. “La pacchia è finita”, è un “delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia ma di finire i suoi giorni in galera”, ha commentato il leader leghista, al quale il figlio del neopresidente brasiliano Jair Bolsonaro aveva dedicato il primo post dopo la cattura: “Il piccolo regalo - gli ha scritto - sta arrivando”. Jair Bolsonaro ha mantenuto la promessa fatta all’Italia in campagna elettorale, ora tutto si gioca sui tempi: resta da capire se l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) potrà essere trasferito in Italia direttamente dalla Bolivia oppure se, in base alle procedure, dovrà prima rientrare in Brasile. “Spero che arrivi in galera in Italia il prima possibile - ha detto Salvini - e che saranno tempi ristretti, c’è piena collaborazione con le autorità boliviane e brasiliane, c’è stato un bellissimo lavoro di squadra”. Mentre il ministro degli esteri Enzo Moavero ha assicurato di essere al lavoro per garantire i tempi più rapidi possibili per l’estradizione. Soddisfatti anche i parenti delle vittime di Battisti. “È fatta, credo sia la volta buona”, ha commentato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l’uso delle gambe. Più scettico Maurizio Campagna, fratello di Andrea, l’agente ucciso da Cesare Battisti il 19 aprile 1979 a Milano. “Sono contento - ha detto - però la Bolivia credo sia uno di quei paesi che non concede estradizione, quindi adesso vorrei capire se ricomincia la tiritera del 2004 con la Francia, speriamo questa volta venga estradato”. Per Adriano Sabbadin, figlio di Lino ucciso da Cesare Battisti a Santa Maria di Sala (Venezia) il 16 febbraio del 1979, “è un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa, speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita. Di perdono non se ne parla”.

Le indagini dell’intelligence e dell’antiterrorismo intanto vanno avanti, in particolare sulla “rete di protezione” che lo ha aiutato nella fuga. La polizia ha diffuso un video nel quale si vede l’ex terrorista mentre cammina tranquillo, occhiali da sole e pizzetto, poco prima di essere arrestato. I legali brasiliani dell’ex terrorista, infine, si chiamano fuori: “È in Bolivia, non possiamo agire”, hanno detto all’agenzia di stampa italiana Ansa. “Ci auguriamo comunque che i diritti fondamentali del nostro cliente siano tutelati”.

Un inseguimento lungo oltre 30 anni

Originario di Cisterna di Latina, evaso nel 1981, il terrorista è stato condannato in contumacia per la partecipazione a quattro omicidi. Scappato in Messico e in Francia, autore di romanzi noir, Battisti aveva raggiunto il Brasile nel 2004. Tre anni dopo, era stato arrestato. Ne era seguita una lunga sequenza di colpi di scena: lo status di rifugiato, il diritto d’asilo, la richiesta di estrazione negata, un nuovo arresto, l’immediata scarcerazione, un massiccio movimento di intellettuali di tutto il mondo a favore di Battisti e contro la decisione di Temer di concedere l’estradizione.

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