Pedofilia

Condanna confermata per il cardinale George Pell

Un tribunale australiano ha confermato oggi la condanna contro il prelato più alto in grado della Chiesa cattolica, dichiarato colpevole di abusi sessuali su due minori

Condanna confermata per il cardinale George Pell
George Pell. (Foto Keystone)

Condanna confermata per il cardinale George Pell

George Pell. (Foto Keystone)

Condanna confermata per il cardinale George Pell

Condanna confermata per il cardinale George Pell

Condanna confermata per il cardinale George Pell

Condanna confermata per il cardinale George Pell

MELBOURNE (aggiornata alle 9.53) - La Corte d’appello dello stato di Victoria, con una sentenza a maggioranza di 2-1, ha respinto il ricorso presentato da Pell contro il verdetto unanime emesso da una giuria a dicembre per cui l’ex ministro delle Finanze di papa Francesco si è reso colpevole di aver molestato due coristi di 13 anni nella cattedrale di San Patrizio tra il 1996 e il 1997.

I legali del cardinale dovrebbero ora presentare un nuovo ricorso all’Alta corte, l’organo di giudizio finale dell’Australia. Il primo ministro australiano Scott Morrison, intanto, ha affermato oggi che il cardinale George Pell sarà privato del titolo onorifico dell’Ordine dell’Australia dopo la conferma della condanna.

L’Ordine dell’Australia è il più elevato titolo onorifico del Paese. Si tratta di un ordine di cavalleria creato da Elisabetta II nel 1975 allo scopo di riconoscere a cittadini australiani o altre persone risultati o servizi meritori.

Il Vaticano vicino alle vittime
«Ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell», ha dichiarato stamane il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

«In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte», ha proseguito il portavoce vaticano.

Nell’occasione, ha aggiunto Bruni, «insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili».

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