Corbyn contro May: "26 pagine di chiacchiere"

BREXIT - Il leader laburista senza peli sulla lingua in merito all'accordo raggiunto dalla premier con l'UE - La premier May boccia l'ipotesi di un secondo referendum

Corbyn contro May: "26 pagine di chiacchiere"

Corbyn contro May: "26 pagine di chiacchiere"

LONDRA - Il leader laburista, Jeremy Corbyn, attacca la premier conservatrice Theresa May sull'intesa raggiunta con l'UE. Egli liquida la relazione sulle future relazioni con Bruxelles come "26 pagine di chiacchiere", che si limitano a sancire la transizione e per il resto sono solo vaghi auspici o rinvii sui temi chiave: dal confine irlandese, alla pesca, alla cooperazione tecnologica. Corbyn parla di fallimento negoziale del governo Tory, con "nessun piano per il futuro" e con "barriere nei rapporti commerciali" a transizione conclusa.

Critiche sono tuttavia giunte anche dall'interno del partito conservatore. Un duro attacco è stato sferrato in particolare da Boris Johnson, dal fronte dei brexiteers radicali, all'intesa presentata da May alla Camera dei Comuni. Johnson ha bollato gli accordi raggiunti come "un'assurdità" rispetto agli obiettivi dell'uscita dall'UE. La dichiarazione politica (non vincolante) sulle relazioni future "non cancella la bozza d'intesa intesa" sui divorzio che di fatto concede a Bruxelles "un diritto di veto sugli accordi commerciali" che il Regno Unito potrà firmare almeno sino alla fine della fase di transizione, tuona Johnson. L'ex ministro degli Esteri punta il dito anche sul backstop sull'Irlanda del Nord, contestato anche dagli alleati unionisti nordirlandesi del Dup e - dalla trincea avversa - da esponenti conservatori moderati favorevoli a un secondo referendum come l'ex attorney general, Dominic Grieve.

Theresa May assicura che il Regno Unito non resterà "intrappolato" nella transizione post Brexit e che il backstop sull'Irlanda del Nord preteso come garanzia di un confine aperto fra Belfast e Dublino in caso di intoppi viene indicato come un meccanismo che entrambe le parti puntano a non far entrare in vigore. La difesa della premier conservatrice dell'intesa raggiunta con Bruxelles sulla dichiarazione politica sulle relazioni future incontra tuttavia forti critiche sia dalle opposizioni, sia in seno al gruppo Tory in un acceso dibattito trasversale che si prolunga nel pomeriggio alla Camera dei Comuni oltre i tempi attesi. Nelle discussioni s'incrociano le contestazioni dei falchi che denunciano l'accordo come una falsa Brexit e le colombe che invocano un ripensamento sul divorzio e "un nuovo voto del popolo", d'accordo tuttavia nel bollare - al pari di diversi laburisti - la dichiarazione politica come un documento "non legalmente vincolante" e che non offre vere "certezze".

NO A UN SECONDO REFERENDUM

L'appello per un secondo referendum sulla Brexit in Gran Bretagna, con il popolo chiamato a scegliere fra l'accordo concluso con Bruxelles dalla premier May e la permanenza nell'UE, raccoglie alla Camera dei Comuni anche il consenso di Justine Greening, ex ministra conservatrice giubilata dal governo da May nel 2017. L'appello, condiviso pubblicamente da un paio d'altri deputati Tory "eurofili", oltre che da numerosi deputati d'opposizione laburisti, liberaldemocratici e indipendentisti scozzesi, viene tuttavia respinto per l'ennesima volta dalla premier.

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