Danni da implosione sul sottomarino argentino

Durante la conferenza stampa di oggi, il comandante Gabriel Attis ha affermato che lo scafo "è totalmente deformato"

Danni da implosione sul sottomarino argentino

Danni da implosione sul sottomarino argentino

BUENOS AIRES - Il sottomarino argentino ARA San Juan, inabissatosi un anno fa con 44 persone a bordo ed 'imploso' prima di toccare il fondo dell'Oceano Atlantico, è stato ritrovato. Lo scafo è stato localizzato la notte scorsa, dopo 12 mesi di ricerche, ad una profondità di 907 metri, ed a quasi 500 chilometri al largo della costa.

"Lo abbiamo trovato dove era più probabile che fosse", ha dichiarato oggi non senza imbarazzo il ministro della Difesa, Oscar Aguad, spiegando che "in quella zona il fondale è mediamente di 800 metri, mentre il sommergibile è seminascosto in un avvallamento a 907 metri, quindi molto al riparo dei sonar".

Da parte sua il capitano Gabriel Eduardo Attis, comandante della base navale di Mar del Plata, ha confermato che lo scafo "rimasto praticamente intero, appare nelle prime tre foto disponibili deformato, disarticolato, a causa di un'implosione". E siccome, ha concluso, "il materiale staccatosi dal sottomarino è in un raggio di 80-100 metri, presumiamo che ci sia stata una implosione poco prima che l'unità toccasse il fondo dell'oceano".

Nel Paese dei 'desaparecidos' della dittatura che le Madri di Plaza de Mayo ancora cercano, molti temevano che i figli, i mariti, e gli amici membri dell'equipaggio fossero destinati alla stessa sorte. Ma, alla fine, così non è stato.

Un misto di gioia e rinnovato dolore si è impadronito dei famigliari delle vittime quando la conferma del rinvenimento li ha raggiunti di notte in un albergo di Mar del Plata. "Vogliamo che ci restituiscano i corpi - ha dichiarato Jorge Villareal, padre di uno dei marinai deceduti - perché potremo rendere loro l'estremo saluto e noi recuperare la pace".

Protagonista del ritrovamento che dà un qualche sollievo alle famiglie, ma che è destinato a ravvivare polemiche rimaste sotto le ceneri, è stata la compagnia americana 'Ocean Infinity', che ha stipulato un contratto da 7,5 milioni di dollari, pagabili solo nel caso di una localizzazione certa del relitto.

Utilizzando la 'Seabed Constructor', una nave norvegese dotata di tecnologie ultramoderne e di quattro mini-sommergibili teleguidati capaci di lavorare fino a 40 ore a grande profondità, la compagnia ha ottenuto una mappatura completa della zona di possibile affondamento del sottomarino.

Aguad ha confermato che l'unità è stata localizzata nello stesso luogo dove un anno fa gli idrofoni dell'Organizzazione del trattato di proibizione completa dei test nucleari (Ctbto) avevano avvertito una "anomalia idroacustica", simile ad una esplosione.

Ma c'è di più. Nel novembre scorso la nave cilena 'Cabo de Hornos' indicò di aver identificato "un oggetto" proprio nella zona dove si trova l'ARA San Juan. E un orientamento simile era venuto due mesi fa anche da esperti statunitensi. Ma i suggerimenti non furono accolti ed il 'Seabed Constructor' continuò per settimane ad esplorare altre zone dell'oceano.

Il governo ha annunciato che dichiarerà il lutto nazionale per onorare le vittime, ma ha anticipato, deludendo le attese delle famiglie, che "il sottomarino è ad una profondità troppo grande. Sarà molto difficile, se non quasi impossibile, riuscire a riportarlo in superficie, o anche solo estrarre i corpi dei marinai".

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