Il caso

Fondi russi e Lega, indagano i magistrati milanesi

In Procura aperta un’inchiesta per corruzione internazionale – Dopo le smentite dei coinvolti, politica italiana in subbuglio – Il PD vuole una Commissione parlamentare d’inchiesta

Fondi russi e Lega, indagano i magistrati milanesi

Fondi russi e Lega, indagano i magistrati milanesi

Andrea Colandrea

MILANO La vicenda dei presunti finanziamenti russi alla Lega di Salvini, già sollevata lo scorso febbraio dall’«Espresso» e – da mercoledì – pure dal sito online statunitense BuzzFeed (con tanto di file audio «esclusivo») – ieri ha fatto scattare un’inchiesta per corruzione internazionale da parte della Procura di Milano. I magistrati, in particolare, hanno messo sotto indagine Gianluca Savoini, la persona che con altri due italiani e tre russi avrebbe preso parte ad un incontro all’Hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 per negoziare un finanziamento alla Lega. Savoini, ex giornalista e già portavoce del leader leghista Matteo Salvini (di cui sarebbe ora consigliere), è il presidente dell’Associazione Lombardia Russia, un organismo con obiettivi di promozione culturale con sede a Milano.

Perché sono state avviate le indagini? Nel file audio, secondo BuzzFeed, «si sentono negoziare i termini di un accordo per inviare 65 milioni di dollari frutto dei proventi del petrolio russo al partito di Salvini attraverso un canale segreto (su quel file non c’è traccia di tutto ciò, n.d.r.) ». Un finanziamento evidentemente troppo grosso, nell’ottica dei magistrati, per confinarlo al solo campo delle speculazioni giornalistiche, coinvolgendo oltre tutto il leader di un partito che è anche un ministro della Repubblica. Le smentite sono però giunte puntuali da tutte le parti in causa. Pressoché immediatamente. In primis da Salvini stesso, che ha subito minacciato querele e ha rimarcato di non avere «mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia». Una seconda smentita è stata presentata dall’ENI, l’Ente nazionale idrocarburi italiano, citato come organismo che acquistando petrolio dalla società russa avrebbe favorito la transazione milionaria con uno «sconto» e che, neanche a dirlo, si è dichiarato totalmente estraneo e pronto ad adire le vie legali.

Lo stesso Savoini, intervistato da Repubblica, ha affermato che il servizio di BuzzFeed «è in malafede, una porcheria, anche perché chi l’ha fatto non ha mica la prova del versamento su un conto corrente». Inoltre, «non c’è stata neanche l’intenzione di fare niente del genere». Soprattutto, ha continuato, «non mi riconosco nella voce, né nei discorsi che faccio. Ci sono un sacco di rumori. E comunque io ero lì che bevevo un caffè insieme ad altre 10-15 persone, non so neanche bene di cosa parlassero». E ancora: «Salvini in questa vicenda non c’entra niente, ero io lì e non lui, se la prendessero con me».

Da segnalare, in proposito, quanto ha scritto ieri il giornale Kommersant Online a Mosca, di cui il CdT fornisce una traduzione: «L’articolo non dice se questra transazione è stata conclusa e tra quali società, così come chi ha negoziato». D’altra parte il sito – si legge ancora – ha pure affermato che durante la sua visita in ottobre, di un giorno, nella capitale russa lo stesso Salvini ha incontrato il viceprimo ministro Dmitry Kozak (il leader leghista aveva partecipato all’assemblea della Confindustria italiana in Russia). Una notizia smentita dallo stesso assistente di Kozak Ilya Dzhus. Quest’ultimo, riferendosi ai presunti colloqui con non meglio precisate persone russe, ha pure rimarcato che «quanto è stato pubblicato da l’Espresso è basato su ipotesi infondate». Così come sono infondate, secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov citato da Komersant, «tutte le informazioni che chiamano in causa la compagnia petrolifera PJSC-NK Rosneft. Sono notizie completamente false, bugie con l’obiettivo di danneggiare la reputazione aziendale della società. Rosneft ha smentito e anche ENI ha negato la sua partecipazione a tale transazione». Intanto, in Italia, se la giustizia dovrà fare il suo corso, politicamente è scoppiato il bubbone. Il premier Conte ieri stesso ha espresso «fiducia» a Matteo Salvini, mentre il Partito democratico ha chiesto di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI).

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