Hotel Rigopiano, colpito con la forza di 4.000 tir a pieno carico

La struttura travolta da una valanga di 50.000 tonnellate - Identificata una sesta vittima - L'albergo aveva richiesto un intervento delle forze dell'ordine poche ore prima della tragedia

Hotel Rigopiano, colpito con la forza di 4.000 tir a pieno carico

Hotel Rigopiano, colpito con la forza di 4.000 tir a pieno carico

FARINDOLA - Come 4.000 tir a pieno carico che piombano su un edificio. È la violenza della valanga che mercoledì scorso ha devastato il resort Rigopiano di Farindola, in Abruzzo.

Ad analizzare il fenomeno è stato il Meteomont, servizio nazionale di previsione di neve e valanghe, lavorando sui dati raccolti direttamente sul posto. La massa di neve ha spazzato via tutto quello che incontrava sulla sua strada, arrivando sull'hotel con una forza d'urto pari a 20 tonnellate al metro quadro, una pressione insostenibile per l'edificio che non ha resistito ed è stato spostato di parecchi metri.

I numeri confermano la potenza dell'evento. La valanga aveva una massa di circa 50.000 tonnellate e uno spessore di tre metri. Nella discesa lungo il ripido canalone (inclinazione di 35 gradi) ha raggiunto la velocità massima di 100 chilometri orari. Il fronte era di 500 metri con uno spessore della neve di due metri e mezzo. Lo sviluppo totale della valanga è stato di due chilometri. La neve si era raccolta più in alto, circa 120.000 tonnellate, in una zona di accumulo lunga 800 metri e larga 100 metri, dove il manto nevoso aveva raggiunto lo spessore di quattro metri.

"Pur essendo una valanga medio-grande - ha spiegato Valerio Segor, dirigente del Servizio di assetto idrogeologico dei bacini montani della Valle d'Aosta, uno dei massimi esperti del settore - aveva una capacità distruttiva enorme. Basta pensare che un muro di mattoni può resistere al massimo ad una pressione di 0,3 tonnellate e nemmeno il cemento armato può contenere un fenomeno simile".

La richiesta d'intervento

Il 18 gennaio scorso, dopo il succedersi di scosse sismiche e di intense nevicate, Bruno Di Tommaso, l'amministratore unico dell'hotel Rigopiano travolto il giorno stesso da una valanga, ha mandato una mail al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, segnalando che "la situazione" stava diventando "preoccupante" e chiedeva di "predisporre un intervento".

"I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto", scriveva il direttore, "non potendo ripartire a causa delle strade bloccate".

Questo il testo completo del messaggio spedito via e-mail da Di Tommaso:

"Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d'accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro".

Identificata una sesta vittima

Scende la notte e non è stata una buona giornata a Rigopiano. Tra la neve della valanga e le macerie dell'hotel i soccorritori hanno trovato la sesta vittima, un uomo ancora da identificare, mentre le autorità hanno aggiornato il numero dei dispersi: c'è anche un giovane senegalese che lavorava nel resort.

Considerato il corpo ritrovato, le persone da individuare restano 23 e le speranze di rivederle vive si assottigliano, anche se gli uomini impegnati nelle ricerche non demordono. "Chi lavora in quelle condizioni - ha sottolineato il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio - lavora come se ci fossero da recuperare persone vive. La speranza c'è sempre, perché quegli eventi possono aver dato luogo a situazioni molto particolari".

Le operazioni sono proseguite incessanti nonostante la nebbia e la pioggia che indurisce la neve. Due i fronti dell'enorme valanga sui quali si sta lavorando: da un lato i vigili del fuoco avanzano dentro l'albergo sul percorso che ha permesso di trovare nove superstiti, con la difficoltà di aprire varchi attraverso muri molto spessi e cercare di raggiungere le altre stanze dell'hotel; intanto si lavora sul muro di neve all'esterno per aprire altri varchi sul lato opposto della struttura, nel tentativo di raggiungere e ispezionare più rapidamente i locali travolti dalla valanga.

"Siamo lavorando - ha spiegato Paolo Molinari, del Dipartimento della Protezione Civile - per realizzare delle trincee e consentire così di intervenire anche dai lati della valanga. Per garantire la sicurezza dei soccorritori, inoltre, sono stati piazzati strumenti per monitorare l'eventuale attivazione di nuove valanghe sul versante sovrastante l'hotel. Si tratta di un radar di origine svizzera collegato a due sirene: una simulazione al computer ha calcolato dislivello, pendenza e tipo di neve elaborando un modello secondo il quale il sistema darebbe un preavviso di 50-55 secondi prima della valanga.

Al di là di ogni sforzo e di ogni precauzione, quella dei soccorritori - che anche il Papa ha spronato ad andare avanti - resta comunque una corsa contro il tempo, perché ogni ora che passa si affievoliscono le possibilità di trovare persone in vita. Le previsioni, inoltre, continuano ad essere pessime: domani e dopodomani è prevista ancora pioggia e, ai 1.200 metri dell'hotel, neve. Una situazione che potrebbe aggravare una situazione già molto compromessa.

La notizia della sesta vittima accertata è arrivata nel pomeriggio: si tratta di un uomo, il cui cadavere è stato individuato nella stessa zona dove si trovavano altri corpi. Potrebbe essere quello di Piero Di Pietro, di Loreto Aprutino, a poche decine di chilometri dal Rigopiano, la cui moglie Barbara Nobilio era stata estratta morta ieri. Ma non ci sono conferme.

Il conto dei dispersi è però rimasto fermo a 23 perché nel frattempo si è aggiunto il senegalese Faye Dame, un migrante regolare di circa 30 anni che lavorava nell'hotel. Della sua presenza avrebbe parlato una coppia che era riuscita a lasciare l'albergo il giorno prima del disastro ed è stata confermata da un'amica.

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