Il caso Open Arms

Intervista Richard Gere, ma viene strattonata

La giornalista Francesca Ronchin protagonista di un fuori programma a Lampedusa con gli operatori della Ong spagnola ancora bloccata con 151 migranti: il suo racconto – VIDEO

Intervista Richard Gere, ma viene strattonata
Francesca Ronchin mentre si rivolge all’attore Richard Gere (al centro) a Lampedusa, affiancato dal rappresentante italiano della Open Arms Riccardo Gatti.

Intervista Richard Gere, ma viene strattonata

Francesca Ronchin mentre si rivolge all’attore Richard Gere (al centro) a Lampedusa, affiancato dal rappresentante italiano della Open Arms Riccardo Gatti.

LAMPEDUSA – È scoppiato il caso della Open Arms, nave di una Ong spagnola con sede sull’isola greca di Lesbo, che si trova tutt’ora nelle acque al largo di Lampedusa dopo 12 giorni di navigazione con a bordo 151 persone, nove delle quali sono state fatte scendere (tre sono state ritenute malate). Due donne sono state accompagnate a Malta da una motovedetta della Guardia di finanza e un terzo migrante è stato indirizzato in una struttura medica italiana per sospetto TBC. Sabato l’imbarcazione, contro cui è in vigore il divieto di sbarco sull’isola siciliana e che non ha ancora ottenuto neppure il permesso di approdare in Spagna, è finita sotto i riflettori internazionali dopo che a bordo della nave è salito il blasonato attore di Hollywood Richard Gere, ripreso, come da copione, da tutti i mezzi d’informazione con una copertura capillare anche sui social network. L’americano, dopo essere sceso sulla terra ferma, è stato anche protagonista di una conferenza stampa allestita all’aeroporto lampedusano, affiancato da Oscar Camps, fondatore della stessa ONG catalana e dal rappresentante italiano dell’organizzazione Riccardo Gatti. All’incontro era presente anche Gabriele Rubini, il noto chef Rubio, mentre anche un altro attore sensibile al tema dei migranti, lo spagnolo Antonio Banderas, è intervenuto a distanza in difesa dell’operato della stessa Open Arms. Con l’occasione, uno spiacevole fuori programma ha visto invece protagonista la giornalista italiana Francesca Ronchin (inviata di cronaca e attualità per le tv RAI e La 7), che è stata spintonata dall’entourage di Richard Gere, cui è comunque riuscita a rivolgere alcune domande. Ecco cos’ha raccontato al Corriere del Ticino.

«L’incontro con Richard Gere era iniziato nel migliore dei modi. Dopo una conferenza stampa durata un’ora e mezza nella quale l’attore americano ha detto di non voler fare politica – afferma Francesca Ronchin – mi avvicino e gli chiedo se è disponibile ad un’intervista. Gere stringe mani, si presta ai selfie, il tema lo appassiona e si vede che ha ancora voglia di parlare. ’Why not?’, mi risponde con un sorriso. Prima però deve consultarsi con il team della ONG, dopotutto i padroni di casa qui sono loro. La richiesta arriva a Fabrizio Pallotti, il traduttore di Gere, maglietta Open Arms e braccialetto tibetano al polso. Con l’attore americano, Pallotti condivide la filosofia buddista che pratica addirittura dal 1979 prima di venire ordinato monaco novizio dallo stesso Dalai Lama. A quanto pare però non è questo il contesto in cui esercitare la ’compassione’ perché Pallotti ha troncato il discorso dicendo che Gere non ha tempo. Da cronista non capisco. Dopo tutto Pallotti è qui per tradurre e Gere mi ha appena detto “ok”. Chi ha dato l’ordine di non fermarsi?».

«Mentre Riccardo Gatti e Oscar Camps di Open Arms escono a passo svelto dalla sala – prosegue nel suo racconto la giornalista – accompagnando l’attore lungo le scale fino all’uscita dell’aeroporto, cerco di capire come mai Gere debba essere scortato via in questo modo, neanche fosse il testimonial di uno yogurt costretto da contratto a prestarsi a pochi slot pubblicitari. In ballo qui c’è qualcosa che non ha prezzo: c’è la vita delle persone, c’è il problema di come gestire le partenze dei migranti e la presenza delle navi umanitarie, temi che stanno sconvolgendo le agende politiche dei principali Stati europei. Gere sembra capirlo, e anche se il team di Open Arms avanza verso l’uscita, si prende la responsabilità di fermarsi». A questo proposito, secondo il nostro interlocutore, è opportuno ricordare che il Dalai Lama, capo spirituale del Tibet, qualche tempo fa aveva esplicitamente criticato il diritto all’accoglienza incondizionata, mentre dal canto suo, “Richard Gere ha definito ‘refugees’, rifugiati politici, tutti i migranti a bordo della Open Arms».

Qual è stata la reazione dell’attore? «Ok, just one, solo una domanda è stata la sua risposta. Quando ho provato a chiedergli come si spieghi il fatto che ‘i suoi amici italiani’ che in conferenza stampa aveva detto di non riconoscere più, siano per il 40% in supporto della politica dei porti chiusi portata avanti da Matteo Salvini, i soccorritori di Open Arms hanno prontamente riferito che la mia domanda è politica». Insomma, niente politica, anche se il ministro dell’Interno italiano aveva usato parole sarcastiche, ma altrettanto chiare, contro lo stesso Gere («Visto che i suoi amici della ONG hanno 180 immigrati a bordo – aveva twittato – sono sicuro che il generoso milionario li ospiterà tutti nelle sue ville. Sbaglio?»).

La chiacchierata con la star di Hollywood si è interrotta ancora prima di iniziare. «Gere, come si vede anche nel video, ha ribadito di non voler entrare in questioni politiche. Gatti ha addirittura minacciato di chiamare la polizia e Pallotti ha sgomitato ribadendo che qualora avessi insistito con le domande sarebbe stato pronto a ’spingermi ancora di più’». Qual è la sua conclusione? «Inutile dire che tra operatori umanitari e buddisti mi sarei aspettata un trattamento migliore, specialmente dato il contesto, confezionato apposta per richiamare l’attenzione dei media. Il tempo della conferenza stampa però è finito e Gere probabilmente avrà avuto cose più urgenti da fare a bordo di Open Arms. Domenica però, l’attore si è già recato in Toscana, in visita al centro buddista di Pomaia, il più grande d’Europa dove si è formato lo stesso Pallotti».

Lo stretto margine di movimento concesso alla conferenza stampa è sembrato però riflettere il clima che si respira a Lampedusa, a partire dall’hot spot dell’isola praticamente inaccessibile allo stesso sindaco totò Martello, spiega ancora la giornalista. «Richard Gere invece mi aveva messo piede già nel 2016 e in quella occasione ne aveva parlato come di una realtà positiva e accogliente. Nello stesso periodo, però, il collettivo Askavusa pubblicava sul web le foto da cui emergevano le condizioni precarie del centro, tra sporcizia e degrado». Come sia la situazione oggi però è difficile saperlo, conclude Ronchin: «Sull’isola è difficile trovare un abitante che vi sia entrato. La cooperativa che lo gestisce è esterna e non ha mai fornito dati sugli arrivi nemmeno all’amministrazione comunale». Nel frattempo ieri sera, davanti alla Chiesa, è continuata la veglia per chiedere lo sbarco dei numerosi migranti bloccati sulla Open Arms. Sul sagrato erano rimasti lo Chef Rubio e alcuni ragazzi dell’associazione Mediterranean Hope, il progetto di osservatorio e prima accoglienza della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Di Lampedusa però, non vi sarebbe stato quasi nessuno. Intanto, la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine a carico di ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Loading the player...
©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Cronaca
  • 1