Cambiamenti climatici

Islanda: le esequie del ghiacciaio scomparso

L’Okjokull, che ricopriva il vulcano OK, è stato ricordato con una cerimonia e una targa commemorativa

Islanda: le esequie del ghiacciaio scomparso
L’immagine aerea mostra il ghiacciaio nel 1978 e oggi. (Foto AP)

Islanda: le esequie del ghiacciaio scomparso

L’immagine aerea mostra il ghiacciaio nel 1978 e oggi. (Foto AP)

LUGANO - Aveva «solo» 700 anni, ma la sua giovane vita gli è stata tolta, un poco alla volta, e ora non c'è più. Per colpa del riscaldamento globale. La vittima è l'Okjokull, il ghiacciaio che ricopriva il cono del vulcano islandese Ok, ricordato da una targa commemorativa deposta ieri ai piedi della montagna durante una cerimonia.

L’idea è di un gruppo di scienziati e ambientalisti degli Stati Uniti e dell’Islanda, tra cui i membri della Società islandese per l’escursionismo. I partecipanti all’iniziativa scaleranno i 1.400 metri che portano in cima al vecchio ghiacciaio dell’Okjokull, dove renderanno omaggio al ‘defunto’ affiggendo una targa per richiamare l’attenzione sulla minaccia climatica.

Alla cerimonia, oltre ad attivisti ambientalisti, hanno partecipato anche la primo ministro islandese, Katrin Jakobsdottir, il ministro per l'ambiente, Gudmundur Ingi Gudbrandsson, oltre all'ex presidente dell'Irlanda, Mary Robinson.

La placca reca una «Lettera al futuro», scritta dall'autore islandese Andri Snaer Magnason, in cui si ricorda che «Ok è il primo ghiacciaio a perdere il suo status di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni - vi si legge - è previsto che tutti i nostri principali ghiacciai faranno la stessa fine. Questo monumento testimonia che noi siamo coscienti di ciò che sta accadendo e di ciò che va fatto. Solo tu sai se lo abbiamo fatto» dice il messaggio, rivolto all'eventuale lettore futuro, che si chiude con una cifra: «415ppm CO2», cioè 415 parti per milione di anidride carbonica, la quantità critica presente nell'atmosfera terrestre che determina un innalzamento globale della temperatura.

L’origine del progetto risale a cinque anni fa, quando il geologo islandese Oddur Sigurosson dichiarò il ghiacciaio ufficialmente morto. «Era qualcosa che stava arrivando da molto tempo. Non era in buona salute, si stava restringendo molto velocemente. Volevo salire per controllare e ho scoperto che era ben al di sotto dei limiti», spiega Sigurosson.

Un momento simbolico

«E' un momento molto simbolico», ha detto lo scrittore Magnason alla BBC: «Il cambiamento climatico non ha un inizio e una fine e penso che la filosofia dietro a questa placca sia di lanciare un monito, ricordando a noi stessi che stanno accadendo eventi storici e che non dovremmo banalizzare».

La calotta glaciale aveva un’estensione di 15 chilometri quadrati e uno spessore di 50 metri all’inizio del 20. secolo: nel 2014 si è ridotto a meno di un chilometro quadrato e 15 metri di spessore, il che lo ha fatto considerare dal geologo «un pacco di ghiaccio morto». La scomparsa dell’Okjokull è avvenuta anche nella denominazione: il vecchio ghiacciaio è ora chiamato la montagna Ok, un nome che ha permesso il gioco di parole con cui è stato battezzato un documentario («Not ok») presentato in anteprima l’anno scorso.

Il documentario è il risultato degli sforzi di due antropologi della Rice University (Stati Uniti), Dominic Boyer e Cymene Howe, che - interessati alla storia del ghiacciaio - hanno contattato Oddur Sigurosson. Il passo successivo è stato quello di organizzare il viaggio commemorativo al «non-ghiacciaio», com’è stato denominato ieri.

Gli scienziati da tempo hanno lanciato l’allarme: da oggi al 2050 la temperatura media della Terra rischia di essere di 3 gradi superiore a quella registrata prima dell’era industriale. L’innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento delle calotte polari in Antartide e Groenlandia e dei ghiacciai di montagna è stiamato mediamente in 0,084 millimetri annui.

Nel 2000 fu fatto un inventario dei ghiacciai dell'Islanda e ne furono elencati ben 300 grandi e piccoli su tutta l'isola. Nel 2017 di questi se ne erano già persi ben 56.

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