L’America si ferma vent’anni dopo: «È ora di ritrovare l’unità»

11 settembre

Il presidente Joe Biden sceglie di non intervenire durante la cerimonia e affida il suo messaggio ad un video

L’America si ferma vent’anni dopo: «È ora di ritrovare l’unità»
©EPA/Mike Segar

L’America si ferma vent’anni dopo: «È ora di ritrovare l’unità»

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Gli Stati Uniti si fermano per ricordare dell’11 settembre, il giorno più nero della loro storia. Alle prese con la pandemia e le tensioni per il ritiro dall’Afghanistan, l’America si ritrova unita e compatta per commemorare le vittime dell’attacco di 20 anni fa.

Joe Biden visita tutti i luoghi colpiti, da New York al Pentagono passando per Shanksville, in Pennsylvania. Nella Grande Mela è affiancato dalla First Lady Jill, dagli ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton e dai vertici del partito democratico. Le commemorazioni si aprono con un minuto di silenzio alle 8.46 del mattino, a ricordare il momento dello schianto del primo aereo contro le Torri Gemelle, poi inizia la dolorosa lettura dei nomi delle vittime da parte delle famiglie. A sorpresa sale sul palco allestito per l’occasione Bruce Springsteen e canta, in onore dei caduti, ‘I’ll See You in My Dreams’.

Biden sceglie di non intervenire durante la cerimonia e affida il suo messaggio a un video: il presidente descrive l’11 settembre come una delle «tragedie più inconcepibili» della storia americana e chiede al paese di ritrovare quell’unità che lo ha caratterizzato nei giorni successivi all’attacco di 20 anni fa. «L’unità è quella che ci rende l’America al meglio. E questa per me è la lezione più importante dell’11 settembre. L’unità è la nostra forza maggiore», dice Biden.

Gli fa eco a Shanksville, dove si è schiantato il volo 93 diretto a Washington, la vicepresidente Kamala Harris: «L’unità è fondamentale e essenziale». In Pennsylvania per commemorare il giorno che ha cambiato l’America e il mondo c’è anche George W. Bush, il commander-in-chief durante gli attacchi. E sono proprio le parole dell’ex presidente repubblicano quelle che risuonano più forte. Come Biden e Harris, anche Bush descrive il bisogno dell’America di ritrovare quello spirito di unità del dopo 11 settembre da contrapporre alle divisioni interne.

L’ex presidente repubblicano si lancia in un discorso molto politico, rivolgendosi in parte al suo stesso partito e a Donald Trump, il grande assente dalla cerimonie ufficiali e che non nomina mai. «La nostra politica è divenuta un appello alla rabbia, alla paura e al risentimento. E questo si fa preoccupare per il nostro paese e per il nostro futuro insieme», dice Bush osservando come i pericoli e le minacce per l’America arrivano da fuori ma anche da dentro i suoi confini. Gli «estremisti violenti interni che, nel loro disdegno per il pluralismo e la vita, sono figli dello stesso spirito folle» degli attentatori di Al Qaeda e per questo «è nostro compito continuare a combatterli», aggiunge l’ex presidente invitando a ispirarsi all’unità dei 40 passeggeri del volo 93 che, con il loro coraggio, hanno impedito ai terroristi di colpire un ulteriore bersaglio.

Al Pentagono apre le commemorazioni il ministro della Difesa Lloyd Austin. Lo fa rivolgendo il suo pensiero alle vittime degli attacchi ma anche ai militari caduti nelle guerre successive, e in particolare agli ultimi 13 marine uccisi a Kabul. Il ritiro dall’Afghanistan, e tutte le polemiche che ne sono seguite, sono infatti lo spettro che incombe sulle cerimonie che si svolgono in tutta America. Ricorda la strage, con ben altri toni rispetto a quelli americani, Al Qaeda. Sui social ha avviato una massiccia campagna di propaganda che la responsabile di Site, Rita Katz, ha definito «senza precedenti», mentre sul suo network ufficiale è apparso un video di 60 minuti del suo leader. Nel filmato Ayman Zawari si lancia in un elogio funebre dei ‘martiri’ dell’organizzazione, incluso l’attentatore di Pensacola Saeed Alshamrani, e dice: «Gerusalemme non sarà mai giudaizzata». Un messaggio che conferma come anche se le guerre del dopo 11 settembre sono ormai chiuse, la guerra al terrore non si può fermare.

Trump a Ny evita Biden e vola in Florida per la boxe

Donald Trump torna nella sua New York per l’11 settembre, ma non in forma ufficiale. In quella che appare una toccata e fuga per rilanciare la sua immagine e sminare le critiche, il tycoon visita Ground Zero evitando però la kermesse ufficiale. Attende infatti fino all’ora di pranzo, ovvero fino alla partenza di tutte le più alte cariche democratiche - da Joe Biden a Barack Obama, da Bill Clinton a Nancy Pelosi - prima di visitare in ‘solitaria’ il luogo simbolo dell’attacco all’America. Una visita breve seguita da una corsa in aeroporto per tornare in Florida dove lo attende, nei panni di commentatore, l’incontro di pugilato fra Evander Holyfield e Vitor Belfort.

La trasferta nella Grande Mela è annunciata a sorpresa dallo stesso Trump, quasi a voler evitare di essere l’unico presidente in vita - eccetto il 96.enne Jimmy Carter - a non commemorare l’11 settembre. Lo stop a New York è preceduto da un video da un minuto e 44 secondi in cui ricorda la strage di 20 anni fa. «È un giorno triste per il paese» dice Trump prima di passare all’attacco di Biden per il ritiro «affrettato» dall’Afghanistan, dal quale sembra «siamo scappati». Con i suoi toni combattivi il tycoon parla di un presidente «sciocco» e «incompetente», di un’amministrazione «inetta» che ha causato un grande «imbarazzo» agli Stati Uniti. «Il 20.mo anno della guerra avrebbe dovuto essere un anno di vittoria, invece Biden si è arreso», dice.

Da New York Trump riparte in tempi stretti diretto in Florida, dove ad attenderlo c’è un importante match di pugilato che il tycoon ha promosso con una analogia: dimenticando la sconfitta del 2020, ha ipotizzato una sua vittoria «facile» sul ring contro Biden. «Andrebbe giù nel giro di pochi secondi» ha detto sorridendo, quasi a lanciare una sfida all’inquilino della Casa Bianca in vista di un 2024 sul quale non ha ancora sciolto le riserve.

La regina Elisabetta a Biden, vittime nelle mie preghiere

La regina Elisabetta ha inviato un messaggio al presidente americano Joe Biden in occasione del 20mo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle affermando che le vittime ed i sopravvissuti dell’attentato - così come le loro famiglie - sono nelle sue preghiere.

Nel suo messaggio, riporta la BBC, la sovrana ha inoltre reso omaggio alla resilienza delle comunità che si sono unite per ricostruire.

Omaggio anche da parte del premier britannico Boris Johnson, secondo il quale i terroristi non sono riusciti a «scuotere la nostra fede nella libertà e nella democrazia».

Nell’attacco morirono 67 cittadini britannici.

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