L’ex presidente Morsi sepolto «quasi di nascosto»

Egitto

Morto ieri in aula poco dopo l’udienza, l’ex numero 1 egiziano è stato seppellito alla periferia orientale del Cairo davanti a una decina di familiari

 L’ex presidente Morsi sepolto «quasi di nascosto»
(foto Keystone)

L’ex presidente Morsi sepolto «quasi di nascosto»

(foto Keystone)

IL CAIRO - L’Egitto del presidente Abdel Fattah Al-Sisi si è per ora liberato dell’ingombrante salma di Mohammed Morsi, dandole sepoltura quasi di nascosto, all’alba, alla periferia orientale del Cairo, alla presenza solo di dieci familiari.

E per ora è riuscito a dissuadere qualsiasi velleità di sfogare in pubblico il dolore e la rabbia dei Fratelli musulmani, messi al bando in Egitto.

L’Onu ha auspicato un’inchiesta indipendente sulle cause che hanno portato alla morte dell’ex presidente, il primo eletto democraticamente in Egitto, crollato lunedì in un’aula di tribunale dopo sei anni di reclusione giustificata da una pletora di accuse, processi e sentenze.

Liberi di commemorare Morsi a migliaia nelle moschee sono stati invece i turchi, con il presidente Recep Tayyip Erdogan che in prima fila si è confermato avversario geopolitico del capo di Stato egiziano: quell’Al-Sisi che nel 2013, da generale, guidò la rivoluzione popolar-militare (o il golpe) che destituì il leader islamico dopo solo un anno di controverso governo. A piangere Morsi, sempre dallo schieramento avversario di quello egiziano-saudita, ci sono stati, fra gli altri, Hamas, l’Iran e l’opposizione siriana.

Erdogan ha partecipato a una commemorazione nella moschea storica di Fatih, a Istanbul, dove ha alimentato dubbi «dietrologici», utili per alimentare la protesta in Egitto: «Non credo che questa sia una morte normale», ha detto.

Dopo il decesso che i media ufficiali egiziani attribuiscono a un infarto, il corpo di Morsi è stato oggetto delle abluzioni e preghiere islamiche nella moschea del carcere di massima sicurezza cairota di Tora e poi inumato in un cimitero di Nasr City riservato agli islamisti di spicco.

Un imponente dispiegamento di forze dell’ordine ha tenuto lontani i media, mentre è stata istituita una «guardia permanente» contro ogni tentazione di pellegrinaggio. Sono state respinte sia la volontà della famiglia di seppellire Morsi nel governatorato di Sharqiyyah, sul delta del Nilo, dove era nato, sia la richiesta di tenere funerali pubblici, che si sarebbero trasformati sicuramente in una manifestazione anti-Al-Sisi: una protesta che una draconiana legge anti-cortei impedisce dal novembre del 2013.

Fin dalle prime ore dopo il decesso, il ministero dell’interno ha comunque decretato lo Stato di «allerta massimo» che si innesta su quello di «emergenza», sotto il quale l’Egitto è tornato a vivere da due anni. La repressione del dissenso, fatta di arresti e controllo dei media, negli ultimi anni ha consentito di tenere molto discreta la sorveglianza di piazza Tahrir, il simbolico epicentro di tutti i sommovimenti egiziani.

Sulla scorta di denunce di Amnesty International e Human Right Watch - respinte dal governo egiziano come infondate -, l’Ufficio dell’Onu per i diritti umani ha chiesto un’inchiesta «minuziosa e indipendente» sulla morte di Morsi, ponendo l’accento «sull’accesso a cure mediche adeguate e su appropriati contatti con i legali e i familiari durante i quasi 6 anni di carcere».

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