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L’ombra di Pyongyang dietro l’hackeraggio a Malta

Fonti della la Bank of Valletta, vittima della rapina informatica, hanno detto al Sunday Times che l’istituto è riuscito a recuperare buona parte del denaro

L’ombra di Pyongyang dietro l’hackeraggio a Malta
Foto Kestone

L’ombra di Pyongyang dietro l’hackeraggio a Malta

Foto Kestone

LA VALLETTA - Appare l’ombra di uno Stato-canaglia, che potrebbe essere la Corea del Nord, dietro la rapina informatica da 13 milioni di euro (14,3 milioni di franchi al cambio attuale) subita nel febbraio scorso dalla principale banca di Malta, la Bank of Valletta. Lo riporta il Sunday Times of Malta nella sua edizione on line citando fonti secondo le quali gli esperti della polizia federale statunitense FBI, che stanno collaborando con le indagini dello Mss (Malta Security Services, i servizi segreti maltesi) e della Mita (l’agenzia di Stato per la sicurezza delle comunicazioni informatiche), stanno raccogliendo prove sulla possibilità che sia stato il regime di Pyongyang il mandante della banda di hacker che ha colpito la banca maltese.

Fonti della banca, che a causa dell’attacco fu costretta a mettere offline tutti i suoi sistemi bloccando l’attività, hanno detto al Sunday Times che l’istituto è riuscito - tracciando le movimentazioni del denaro rubato - a recuperare circa 10 dei 13 milioni e solo circa un milione di euro è stato sicuramente già incassato in contanti, quindi è considerato irrecuperabile.

Uno dei gruppi sospetti dell’azione, scattata con il metodo del «phishing», ha legami con la Corea del Nord.

Secondo un rapporto riservato dell’agenzia per la sicurezza informatica delle Nazioni Unite - pubblicato da Reuters il 5 agosto scorso - il regime nordcoreano sarebbe riuscito a raccogliere 2 miliardi di euro grazie alle attività di hackeraggio e con tali risorse riuscirebbe a finanziare il suo programma di produzione di armi di distruzione di massa. I ciberattacchi vengono definiti come compiuti «su larga scala» e con metodi «sempre più sofisticati».

Nel rapporto è scritto che gli esperti delle Nazioni Unite stanno indagando su «almeno 35 casi» in almeno 17 Paesi diversi in cui «attori legati alla Repubblica Democratica di Corea» sono sospettati di «attacchi a istituzioni finanziarie, nonché al «mining» delle criptovalute e ai loro scambi, tutti progettati per guadagnare valuta estera».

Fonti della banca hanno fatto sapere che la Bov ha individuato il metodo usato dagli hacker per infiltrarsi nel sistema informatico della banca. Un tentativo analogo di «phishing» era stato tentato a ottobre ma era stato neutralizzato. Ed aveva le stesse «impronte digitali» di quello che poi ha avuto successo a febbraio. Lo stesso gruppo che ha colpito la Bov è sospettato di aver violato anche i sistemi della autorità di vigilanza sulla borsa francese.

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