Le guerre aumentano per colpa del clima?

IL DECODIFICATORE

Oggi si celebra la giornata mondiale per la pace e il focus è la lotta al surriscaldamento del pianeta

Le guerre aumentano per colpa del clima?
Scene di guerriglia a Tripoli, in Libia, uno dei 69 Paesi coinvolti in un conflitto. ©AP/Felipe Trueba

Le guerre aumentano per colpa del clima?

Scene di guerriglia a Tripoli, in Libia, uno dei 69 Paesi coinvolti in un conflitto. ©AP/Felipe Trueba

Per qualcuno sarà una moda, per altri un segno dei tempi: la giornata internazionale della pace che si celebra nel mondo ogni 21 settembre, quest’anno sarà celebrata all’insegna del clima. Lo slogan, leggiamo nel sito dell’ONU, è infatti: «Azione climatica, azione per la pace». L’idea è che la lotta contro i cambiamenti climatici protegge e promuove la pace.

Che cosa c’entra?

Tutto parte dalle catastrofi naturali che, secondo l’ONU, «spostano tre volte più persone dei conflitti, forzando milioni di esseri umani a lasciare le loro case per trovare sicurezza altrove. La salinizzazione dell’acqua e delle culture mette in pericolo la sicurezza alimentare e l’impatto sulla salute pubblica aumenta. Le tensioni crescenti attorno alle risorse e i movimenti massicci delle popolazioni» minacciano tutti i Paesi.

Le misure indicate

Cosa si può fare per la pace agendo sul clima? In maggio il segretario dell’’ONU, Antonio Guterres, parlando in Nuova Zelanda aveva indicato quattro misure-chiave per i Governi allo scopo di raggiungere la neutralità in carbone entro il 2050: tassare l’inquinamento e non le persone, non sovvenzionare i combustibili fossili, non costruire nuove centrali al carbone fino al 2020, concentrarsi su un’economia verde. Sul piano personale l’ONU invita ognuno a piccoli gesti di risparmio, come ricordarsi di spegnere la luce quando non serve. Trovate le campagne sotto le denominazioni #PeaceDay e #ClimateAction.

I Paesi in guerra

Il sito specializzato «guerrenelmondo.it» indica che ad agosto 2019 erano 69 gli Stati coinvolti in guerre e 824 le milizie,i guerriglieri, i gruppi terroristici, separatisti o anarchici coinvolti. Più nel dettaglio: 30 Stati in Africa, 6 in Asia, 9 in Europa, 7 in Medio Oriente e 7 nelle Americhe.

Successi e sconfitte

Tra gli ultimi significativi successi in questo ambito segnaliamo il caso del Mozambico. In agosto è stato raggiunto un accordo di pace fra le parti in conflitto, il Frente de Libertação de Moçambique (Frelimo) al Governo, e il gruppo di opposizione Resistência Nacional Moçambicana (Renamo). L’intesa è stata raggiunta anche grazie alla Svizzera e, infatti, alla firma dell’accordo era presente anche il consigliere federale Ignazio Cassis. Qualche passo in avanti si è registrato in settembre tra l’Ucraina e la Russia, in guerra nel Donbass, con uno scambio di priginieri. Male invece l’Afghanistan. L’8 settembre il presidente USA Donald Trump ha annunciato di non voler dar seguito ad un incontro segreto con i leader talebani previsto per quella data a Camp David.

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