Migranti: cresce in Italia l’allarme per gli sbarchi fantasma

L’intervista

Michela Mercuri, specialista di Libia e Medio Oriente, ci spiega i motivi che hanno favorito lo sviluppo della nuova rotta tunisina

 Migranti: cresce in Italia l’allarme per gli sbarchi fantasma
Da un peschereccio vengono lanciate bottiglie d’acqua a un barchino colmo di migranti diretto verso le coste italiane.

Migranti: cresce in Italia l’allarme per gli sbarchi fantasma

Da un peschereccio vengono lanciate bottiglie d’acqua a un barchino colmo di migranti diretto verso le coste italiane.

Preoccupa in Italia l’inarrestabile flusso dei barchini fantasma che continuano a bucare il dispositivo di sorveglianza ed arrivare sulle coste siciliane, ma anche in Sardegna e Calabria. Sbarchi che costituiscono la grande maggioranza delle 6.342 persone giunte nel Paese via mare dall’inizio del 2019. Nei primi 18 giorni di settembre sono sbarcati oltre 1.400 migranti; un record preoccupante, anche perché dalla Tunisia sembra sia stata tracciata una nuova rotta verso l’Italia. Per capire la complessa situazione abbiamo intervistato Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei Paesi del Mediterraneo all’università di Macerata ed esperta di Libia e Medio Oriente.

Cosa può dirci sulla nuova rotta attraverso la Tunisia?

«Sono circa 6.000 i migranti chiusi nei centri di raccolta presenti sulla costa libica. Considerato che la rotta libica è sempre più difficile da seguire a causa della guerra, è plausibile ipotizzare che i trafficanti stiano scegliendo la rotta tunisina, o comunque la rotta che parte da Zuara, che è la città libica più vicina alla Tunisia, dove ci sono molti centri di detenzione nei quali vengono custoditi i migranti in attesa della loro partenza verso l’Italia. Lo conferma il fatto che le persone che negli ultimi giorni sono arrivate a Lampedusa sono ivoriani, camerunesi e migranti di altre nazionalità che normalmente partono dalla Libia alla volta dell’Italia. Le nuove zone di partenza dei migranti sono più sicura rispetto a quelle toccate in questo momento dalla guerra civile libica. E questo giustificherebbe il recente aumento degli sbarchi in Italia».

La guerra in Libia ha toccato anche centri di detenzione per migranti, con quali conseguenze?

«Tajura è stata bombardata e lungo la costa libica vi sono zone come Sabrata, da cui partivano molti migranti, che ora sono pericolose. Molti migranti sono quindi fuggiti dai centri di detenzione libici e stanno scappando a piedi verso la Tunisia; questo è documentato da diverse organizzazioni internazionali. In questa loro fuga i migranti potrebbero essere intercettati da altri trafficanti, sia in Libia che in Tunisia, e poi essere trasportati in Italia con le barche che partono dalla Tunisia».

Vi sono delle conferme?

«Una mia fonte a Lampedusa mi ha fatto sapere che proprio in questi ultimi giorni sull’isola oltre alle piccole barche stanno cominciando ad arrivare anche barconi con un numero maggiore di migranti. Ciò confermerebbe che dietro gli sbarchi vi siano le organizzazioni criminali che prima operavano solo dalla Libia. Ora si stanno strutturando delle reti di trafficanti che partono da alcune città tunisine come ad esempio Sfax, ma che convoglia anche molti migranti che arrivano dalla Libia».

Il confine tra Libia e Tunisia è molto permeabile?

«Il ministero dell’Interno tunisino ha stanziano 18 milioni di euro per rafforzare il controllo alle frontiere. A ciò vanno aggiunti 50 milioni di euro stanziati da alcuni Paesi europei per rafforzare i controlli lungo il confine tra la Libia e la Tunisia. Il confine tra questi due Paesi fino a due o tre anni fa non esisteva ed era terra di nessuno. Ora con l’apertura della rotta tunisina si sta cercando di rendere meno poroso questo confine».

Per quanto riguarda i centri di detenzione di migranti in Libia, sono controllati dal Governo di Sarraj?

«I centri di detenzione controllati dalle autorità governative si trovano prevalentemente sulla costa, sono circa una trentina, ma dire che vengono controllati dalle autorità governative non significa che siano controllati da Sarraj o dagli uomini a lui vicini. Questi centri sono controllati per la maggior parte dei casi da milizie che rispondono in alcuni casi a Sarraj, mentre in altri casi si muovono in modo autonomo. Haftar invece non controlla centri di detenzione».

Il fatto che il Governo italiano e la stessa UE sembrano orientati su una posizione più morbida sull’accoglienza dei migranti potrebbe avere stimolato i flussi?

«Il fatto che i porti italiani siano stati in qualche modo riaperti, secondo me non è un incentivo per nuove partenze. Infatti i trafficanti di esseri umani, nonostante la politica dei porti chiusi, riuscivano comunque a far partire i migranti sfruttando altre rotte e gli sbarchi fantasma. In effetti la maggior parte dei 6.000 migranti giunti in Italia dall’inizio del 2019, si stima siano arrivati dalla Tunisia con gli sbarchi fantasma. Quindi la politica dei porti chiusi ha creato altri percorsi».

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