MADRID

«Non è l’indipendentismo a giudizio, ma fatti gravi»

Seconda giornata di processo ai 12 leader indipendentisti - L’accusa li incolpa di aver tentato «di imporre con la forza un progetto politico»

«Non è l’indipendentismo a giudizio, ma fatti gravi»
Il giudice Manuel Marchena (al centro) presiede il processo ai 12 leader indipendentisti. Con lui siedono i giudici Andres Palomo, Luciano Varela, Andres Martinez Arrieta, Juan Ramon Berdugo, Antonio del Moral e Ana Ferrer della Corte Suprema di Madrid. (Foto Keystone)

«Non è l’indipendentismo a giudizio, ma fatti gravi»

Il giudice Manuel Marchena (al centro) presiede il processo ai 12 leader indipendentisti. Con lui siedono i giudici Andres Palomo, Luciano Varela, Andres Martinez Arrieta, Juan Ramon Berdugo, Antonio del Moral e Ana Ferrer della Corte Suprema di Madrid. (Foto Keystone)

MADRID - "Non è l'indipendentismo a giudizio, sono i gravissimi fatti dell'ottobre 2017 oggetto del processo. Il tentativo di imporre con la forza un progetto politico". Così l'esponente della pubblica accusa, Javier Zaragoza, nella seconda giornata del processo ai 12 leader indipendentisti in corso al Tribunale Supremo di Madrid.

Zaragoza ha definito il sospetto "che siano perseguitati per le loro idee", sollevato ieri dalle difese degli imputati, "una fallacia colossale". "Quello che qui è in gioco è l'ordine costituzionale dello Stato spagnolo", ha detto la pubblica accusa. La Corte suprema, presieduta da Manuel Marchena, ha ripreso alle 10 del mattino l'udienza, con la presenza in aula dei 12 imputati e delle accuse: con il pubblico ministero, l'Avvocatura dello Stato e il partito di estrema destra Vox, che esercita l'accusa popolare.

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