Parigi

Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare

Esperti al lavoro per stimare l’entità dei danni causati dal rogo alla cattedrale - Alcune opere e reliquie sono state salvate dalle fiamme, altre sono ormai perse per sempre

Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare
(Foto Keystone)

Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare

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Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare
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Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare

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Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare
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Notre-Dame e il patrimonio artistico da salvare

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PARIGI – Due reliquie di inestimabile valore sono state salvate dal rogo e trasportate al sicuro dalle fiamme del violento incendio che ha distrutto la cattedrale di Notre-Dame nel cuore di Parigi questa notte. Sono la corone di spine di Cristo e la reliquia di San Luigi. Altre opere d’arte rischiano però di essere sparite, divorate dalle fiamme, e tra queste spiccano alcuni dei «grand tableau» (i grandi quadri, chiamati anche «grand mays», spesso donati dagli orafi) del XVII e XVIII secolo. Gli specialisti del patrimonio sono al lavoro, preoccupati anche per il destino delle vetrate.

L’incertezza regna ancora sovrana dopo il grande incendio che ha distrutto parte del tetto e della volta della cattedrale. Stando alle prime testimonianze raccolte e riportate da Le Figaro, molte delle opere hanno potuto essere salvate dalle fiamme. Per altre, il timore che siano state devastate dal fuoco, dal fumo o dal calore sprigionato dall’incendio, è ancora grande.

«I grandi quadri – ha già fatto sapere il ministro della Cultura Franck Riester – hanno subito danni a causa dell’acqua usata dai pompieri per spegnere le fiamme. Bisognerà effettuare grandi lavori di restauro». Le opere che hanno potuto essere tratte in salvo, ha inoltre detto il ministro, saranno trasferite al Museo del Louvre.

Alcune reliquie salve, altre scomparse nelle fiamme

La corona di spine di Cristo, custodita tradizionalmente a Notre-Dame, è stata tratta in salvo, così come la tunica di San Luigi. Oggetti questi, di inestimabile valore per i cristiani. La prima è una reliquia della Passione. Come detto, è la corona di spine che i romani posero sulla testa del Cristo per la salita al Calvario e veniva di consueto esposta nella cattedrale durante la Settimana Santa - iniziata proprio oggi - e ogni primo venerdì del mese.

La corona di spine di Cristo custodita a Notre-Dame sarebbe stata esposta al pubblico a partire da oggi, durante tutta la Setimana Santa. (Immagine via Wikipedia)
La corona di spine di Cristo custodita a Notre-Dame sarebbe stata esposta al pubblico a partire da oggi, durante tutta la Setimana Santa. (Immagine via Wikipedia)

La seconda è invece la veste semplice, che indossava in segno di modestia, il re di Francia, San Luigi IX nel 1239 al momento della cerimonia d’incoronazione.

(via web)
(via web)

Altre opere, riunite nella sagrestia, hanno potuto essere salvate dalle fiamme, come spiega Le Figaro, ma al momento ancora nessun registro ufficiale ha potuto essere stilato. A Notre-Dame erano conservate altre due reliquie della Passione: un pezzo della croce e un chiodo della crocifissione. Tre le reliquie che erano conservate proprio nel sottotetto, al di sotto della guglia, alta 45 metri (e 96 dal suolo), tutta di legno e pesante ben 750 tonnellate, crollata lunedì sera: una parte della corona di spine, una reliquia di San Dionisio e una di Santa Genoveffa.

In compenso secondo Patrick Chauvet, rettore della cattedrale, i “grand mays” donati ogni anno alla cattedrale tra il 1630 e il 1707 dagli orafi della città, non hanno potuto essere staccati dalle pareti. Ne esistevano 76, di cui 13 esposti al pubblico a Notre-Dame. Tra questi “San Pietro risana gli infermi con la sua ombra” e la “Conversione di San Paolo” di Laurent de la Hyre, e “La Crocifissione di Sant’Andrea” e la “Lapidazione di Santo Stefano” di Charles Le Brun.

“San Pietro risana gli infermi con la sua ombra” di Laurent de La Hyre (in alto a sinistra), la “Conversione di San Paolo” di Laurent de la Hyre (in alto a destra), “La Crocifissione di Sant’Andrea” (in basso a sinistra) di Charles Le Brun e la “Lapidazione di Santo Stefano” di Charles Le Brun (in basso a destra). (Immagini via Wikipedia, ProLitteris)
“San Pietro risana gli infermi con la sua ombra” di Laurent de La Hyre (in alto a sinistra), la “Conversione di San Paolo” di Laurent de la Hyre (in alto a destra), “La Crocifissione di Sant’Andrea” (in basso a sinistra) di Charles Le Brun e la “Lapidazione di Santo Stefano” di Charles Le Brun (in basso a destra). (Immagini via Wikipedia, ProLitteris)

Appesi tra le arcate della navata, del coro, del transetto, del deambulatorio e della cappella rappresentano la vita degli apostoli, i primi discepoli di Gesù. S’ignora tuttora lo stato in cui sono altre opere come la “Vestizione” di Jean Jouvenet (1716) e il “San Tommaso d’Aquino” di Antoine Nicolas (1648).

Sono sfuggite alle fiamme le sedici statue di rame che ornavano la guglia, rappresentanti i 12 apostoli e i 4 evangelisti. Erano state dislocate alcuni giorni prima per essere restaurate.

Incertezza circa lo stato delle vetrate

(Foto Keystone)
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Ancora incerto il destino delle vetrate della cattedrale, che sotto l’effetto del calore e la caduta di alcuni elementi strutturali hanno potuto essere distrutti. Anche il metallo usato per tenere insieme i vetri colorati rischia di essere colato a causa delle alte temperature. Il vicario generale dell’arcidiocesi parigina, uno dei primi ad essere entrato nella struttura durante la notte, dopo lo spegnimento dell’incendio, ha descritto la scena come quella di un “bombardamento”, con “vetrate esplose”. Sembrano risparmiati i rosoni della facciata Nord. Uno di questi dovrà però essere smontato al più presto per evitarne il crollo. I tre rosoni di Notre-Dame rappresentano i fiori del paradiso e sono stati realizzati nel XIII secolo e rinnovati a più riprese. Quelli a Nord e a Sud, i più grandi, hanno 13 metri di diametro. Al loro interno sono raffigurati profeti, santi, angeli, re e scene di vita dei santi. I tre rosoni portano al centro le rappresentazioni, rispettivamente, della Vergine, del bimbo Gesù e della Maestà del Signore.

Gli organi, tra cui uno classificato monumento storico

Anche per i tre organi vi è ancora molta preoccupazione, in particolare per quello maggiore, con le sue cinque tastiere, i 109 registri e le 8mila canne.

Questo strumento, stando alle ultime notizie, dovrebbe essere salvo. Secondo l’organista Vincent Dubois, chiamato per accertarne le condizioni, lo strumento realizzato a partire dal XV secolo andrebbe smontato e messo al sicuro finché il tetto e la volta non saranno consolidati. Lo strumento ha attraversato al Rivoluzione francese senza danni, nonostante i numerosi lavori di restauro nel corso degli anni. A rischio, erano in particolare le sue canne, fabbricate in una lega di stagno e piombo, che sopporta male il calore e le variazioni di pressione.

Dalle prime immagini degli interni, anche parte dell’altare sembra essere rimasta intatta, con la croce dietro di esso e le statue di Luigi XIII e Luigi XIV che sembrano pure indenni.

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