Per gli 007 statunitensi il killer è un lupo solitario

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Mohammed Saeed Al Shamrani pare essersi radicalizzato e aver agito da solo, senza legami con i gruppi terroristici internazionali

 Per gli 007 statunitensi il killer è un lupo solitario
© EPA/Patrick Nichols

Per gli 007 statunitensi il killer è un lupo solitario

© EPA/Patrick Nichols

Un lupo solitario, che sembra essersi radicalizzato e aver agito da solo, senza legami con i gruppi terroristici internazionali: sono le prime valutazioni dell’intelligence americana, secondo il New York Times, sull’ufficiale saudita che venerdì ha ucciso con una pistola Glock45 tre persone ferendone altre otto nella base aeronavale di Pensacola in Florida, prima di essere ucciso dalla polizia.

Ma le indagini continuano perchè ci sono ancora molti punti da chiarire su Mohammed Saeed Al Shamrani, il sottotenente dell’aviazione militare saudita da due anni in addestramento nella base, uno dei tanti stranieri in training nelle strutture del Pentagono. Ad esempio, perchè tornò in Arabia Saudita per poi rientrare in Usa lo scorso febbraio, scomparendo per diversi mesi, pare vivendo nell’area di Pensacola.

Site, sito di monitoraggio dell’attività online delle organizzazioni terroristiche, ha svelato che su un account Twitter con lo stesso nome dell’assalitore, poco prima della sparatoria, è stato postato un ‘testamento’ con una citazione di Osama bin Laden, il defunto capo di Al-Qaida: «la sicurezza è un destino condiviso... Non sarai sicuro finché non la vivremo come realtà in Palestina e le truppe Usa non se ne saranno andate dalla nostra terra».

«Sono contro il male e l’America nel suo insieme si è trasformata in una nazione malvagia», si legge in un altro post, seguito dalle critiche agli Usa per il loro sostegno a Israele: «non sono contro di te semplicemente perché sei americano, non ti odio a causa delle tue libertà, ti odio perché ogni giorno supporti, finanzi e commetti crimini non solo contro i musulmani, ma anche contro l’umanità».

La questione di Israele sembra essere un punto critico: il secondo post più recente è un retweet del discorso di Trump del dicembre 2017 a Gerusalemme. L’Fbi sta ora accertando se l’account, creato nel 2012 e con oltre 2700 cinguettii, appartiene davvero a lui.

Nel frattempo sono stati fermati altri sei sauditi, tre dei quali hanno filmato la sparatoria, avvenuta su in un edificio con le classi per le lezioni. Non è dato sapere ancora se sono allievi in addestramento e se sono legati al killer.

Mentre l’Fbi resta prudente e scava sui motivi del gesto, il governatore della Florida Rick Scott non ha dubbi: «e’ un atto di terrorismo», dichiara, chiedendo una «revisione completa» dei programmi di training per stranieri.

Richiesta subito accolta dal capo del Pentagono Mark Esper, che ha annunciato di voler rivedere le procedure di selezione e controllo. Anche perché chi viene ammesso nelle basi Usa dovrebbe arrivare con le massime garanzie del Paese di provenienza. Ad oggi il dipartimento della difesa ha 5181 studenti stranieri da 153 paesi. I sauditi sono 852.

Una presenza, quest’ultima, che torna ad allarmare, sulla scorta del ricordo che 15 dei 19 attentatori dell’11 settembre erano cittadini del Regno e che alcuni di loro presero lezioni di volo proprio in Usa. L’attacco ha riportato sotto i riflettori i difficili rapporti tra Washington e Riad, dall’uccisione del giornalista Jamal Kashoggi ai bombardamenti di civili in Yemen.

Un caso imbarazzante, tanto che il re Salman si è affrettato a telefonare alla Casa Bianca per esprimere le sue condoglianze contro un’azione «barbarica» e prendere le distanze dal killer sostenendo che «non rappresenta affatto i sentimenti del popolo saudita, che ama il popolo americano».

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