Per i civili non c’è più neanche l’ospedale

Guerra

Chiude la struttura di Medici senza frontiere a Tal Abyad, in Siria, dove la paura dei raid turchi ha fatto fuggire quasi l’intera popolazione - Msf: «Le ong sospendono le attività nella zona, migliaia di persone senza aiuti cruciali» - La Caritas si mobilita - Gli Usa chiedono lo stop alla Turchia

Per i civili non c’è più neanche l’ospedale
©AP Photo/Lefteris Pitarakis

Per i civili non c’è più neanche l’ospedale

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Chiude l’ospedale di Medici senza frontiere (Msf) a Tal Abyad, in Siria, dove la paura dei raid turchi ha fatto fuggire quasi l’intera popolazione.

Era l’unico nell’intera area, e l’organizzazione esprime forte preoccupazione «per le migliaia di donne e bambini che vivono in campi come Al Hol e Ain Issa, ora ancora più vulnerabili perché alcune organizzazioni umanitarie sono state costrette a sospendere o limitare le proprie operazioni».

«Questo potrebbe lasciare migliaia di persone senza accesso ad aiuti cruciali e senza alcuna soluzione in vista». Per questo «MSF chiede a tutte le parti in conflitto in Siria nord-orientale di garantire la protezione dei civili, incluso lo staff medico e i loro pazienti. Le parti in guerra devono garantire la possibilità di fornire assistenza umanitaria salva-vita, comprese cure mediche imparziali, senza restrizioni e ovunque ce ne sia bisogno».

Le équipe di Msf, nonostante tutto, continuano a fornire assistenza e cure mediche alla popolazione in Siria, anche se quello di Tal Abyad non è l’unica struttura costretta a chiudere i battenti dopo i pesanti bombardamenti. L’organizzazione è ancora presente ad Ain Al Arab (Kobane), Ain Issa, Al Mallikeyeh (Derek), Tal Tamer, Tal Kosher, Al Hol e Raqqa.

«La popolazione siriana ha già subito anni di guerra e precarietà e questi attacchi non potranno che peggiorare le loro condizioni e i loro traumi» dice Robert Onus, responsabile dell’emergenza MSF in Siria. «I servizi sanitari nel paese faticavano già prima a rispondere ai bisogni medici delle persone. Ora sfollati e feriti causati dai combattimenti metteranno ulteriore pressione sulle limitate risorse degli ospedali esistenti».

La Caritas si mobilita

Tutta la rete Caritas, già operante da anni in Siria, si sta mobilitando per essere pronta a rispondere alla nuova emergenza umanitaria dovuta all’attacco dalla Turchia nel nord-est del Paese, abitato prevalentemente dai Curdi.

In particolare le Caritas di Aleppo e Hassake - con il sostegno di diverse Caritas internazioali - si stanno organizzando per riuscire a rispondere alle molteplici necessità in un contesto sempre più difficile e pericoloso.

«La popolazione nella fascia tra Turchia e Siria, dopo aver combattuto l’Isis e altre formazioni terroristiche, è di nuovo messa a dura prova - sottolinea la Caritas -. L’intervento sta scatenando anche la partenza forzata di decine di migliaia di civili, intrappolati in quest’area di confine. Il numero di sfollati è destinato a salire rapidamente se le operazioni di guerra proseguiranno, sommandosi agli oltre 11 milioni tra sfollati interni e rifugiati in altri paesi».

La Caritas parla di «ennesima violazione del diritto internazionale, ormai calpestato sistematicamente in una guerra che dura da oltre 8 anni e che ha trasformato il suolo siriano nel campo di battaglia di una guerra infinita tra potenze regionali».

Gli Usa chiedono alla Turchia di fermare le operazioni

Gli Stati Uniti «incoraggiano fortemente» la Turchia a porre fine alle azioni militari contro i curdi nel nordest della Siria. Lo afferma il Pentagono.

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