Primi morti tra i civili, si teme nuova crisi umanitaria

Scontri

L’operazione militare della Turchia contro le forze curde in Siria è cominciata - Erdogan: «Fermeremo il terrorismo» - Raid aerei e colpi di artiglieria - Centinaia le persone in fuga - Ue e Svizzera chiedono lo stop immediato dell’offensiva - Trump: «È stata una cattiva idea» - L’Egitto teme per la pace

Primi morti tra i civili, si teme nuova crisi umanitaria
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Primi morti tra i civili, si teme nuova crisi umanitaria
©AP Photo/Lefteris Pitarakis

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Primi morti tra i civili, si teme nuova crisi umanitaria

(Aggiornato alle 20.10) La Turchia attacca i curdi nel nord-est della Siria. Nelle prime ore del pomeriggio, i jet F-16 di Ankara hanno dato ufficialmente il via all’operazione ribattezzata ‘Fonte di pace’ bombardando obiettivi delle milizie Ypg a Ras al-Ayn, seguiti poco dopo dai colpi d’artiglieria su Tal Abyad, i due punti da cui le forze di terra attraverseranno il confine nelle prossime ore dopo aver «eliminato i rischi».

Raid che secondo i curdi hanno già provocato la morte di diversi «civili» nei villaggi frontalieri, dove si è scatenato «il panico» (secondo fonti locali i morti sarebbero almeno 11, di cui 8 civili). La loro risposta, per ora, è in alcuni colpi di mortaio sparati verso la frontiera turca.

Immediata è giunta la condanna internazionale, dall’Ue all’Onu fino a Russia e Iran, i partner turchi nei negoziati di Astana sulla Siria.

E anche Donald Trump, pur ribadendo il disimpegno Usa da queste «stupide guerre», ha definito l’offensiva «una cattiva idea» e chiesto che la Turchia rispetti «tutti i suoi impegni», tra cui «proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria», oltre che «garantire che tutti i combattenti dell’Isis catturati restino in prigione e che l’Isis non rinasca in nessun modo o forma».

Ma Recep Tayyip Erdogan brinda all’intervento contro il Rojava, da anni un suo chiodo fisso. «La nostra missione è evitare la creazione di un corridoio del terrore ai nostri confini meridionali e di portare pace nell’area» e condurrà «alla creazione di una zona di sicurezza, facilitando il ritorno a casa dei rifugiati siriani», ha scritto su Twitter il presidente turco annunciando l’offensiva. Aggiungendo: «Preserveremo l’integrità territoriale della Siria e libereremo le comunità locali dai terroristi».

Le condanne dell’azione si susseguono di ora in ora. A fermare Erdogan ci aveva provato l’amico Vladimir Putin, ultimo leader straniero a parlargli prima dell’attacco. Il suo invito a «non compromettere gli sforzi congiunti per risolvere la crisi siriana» è caduto nel vuoto, come l’appello poco prima del presidente iraniano Hassan Rohani a risolvere le «legittime preoccupazioni» sui curdi affidandosi a Bashar al Assad.

Ankara ha informato sui primi sviluppi dell’operazione gli ambasciatori dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che domani dovrebbe avere una riunione d’emergenza. Rassicurazioni che però non sono bastate. «Molto preoccupato» si è detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, secondo cui non può esserci «alcuna soluzione militare al conflitto in Siria».

Dura la condanna dell’Ue, con il presidente uscente della Commissione Jean-Claude Juncker che ha lanciato un «appello alla Turchia affinché blocchi l’operazione militare» e ha avvertito: «Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona di sicurezza». Per il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, Ankara rischia di «causare un’ulteriore catastrofe umanitaria e un nuovo movimento di profughi».

Anche l’Italia condanna l’intervento militare. «Preoccupazione» per «iniziative che possono portare ad un’ulteriore destabilizzazione della regione» è stata espressa dal premier Giuseppe Conte, mentre per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio «nessuna risposta militare può rappresentare una soluzione alla crisi in corso» e «azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l’Italia ha dato un significativo contributo nell’ambito della Coalizione anti-Daesh». Allarmato anche l’Egitto, che chiede una riunione urgente della Lega Araba.

Ankara però tira dritto e si prepara all’ingresso delle forze di terra. Al confine sono ammassati con decine di blindati almeno 5 mila soldati delle forze speciali d’assalto, cui si affiancheranno 18 mila combattenti arabi e turcomanni dell’Esercito siriano libero cooptati da Ankara. Il loro intervento, spiegano fonti militari, avverrà appena saranno eliminati i «rischi» tuttora presenti, come dimostrato dai colpi di mortaio sparati stasera verso le località frontaliere turche di Ceylanpinar e Nusaybin.

LE REAZIONI

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. ©EPA/Murat
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. ©EPA/Murat

Putin avvisa Erdogan: «Non compromettere gli sforzi di pace»

«Alla luce dei piani per condurre un’operazione militare nel nord-est della Siria annunciato dalla Turchia Vladimir Putin ha invitato i partner turchi a riflettere attentamente sulla situazione in modo da non compromettere gli sforzi congiunti per risolvere la crisi siriana».

Lo riporta il Cremlino dando comunicazione di una conversazione telefonica tra il presidente russo e il suo omologo Recep Tayyip Erdogan. Lo riporta la Tass.

Juncker: «Bloccate l’operazione militare»

Rivolgo un «appello alla Turchia affinché blocchi l’operazione militare in corso. La via militare non porta mai a buoni risultati».

Così il presidente della Commissione dell’Ue Jean Claude Juncker intervenendo al Parlamento europeo. E rivolgendosi ad Ankara ha aggiunto: «Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona sicurezza».

Il DFAE preoccupato: «Negoziare stop immediato al conflitto»

La Svizzera è molto preoccupata per le ostilità militari in corso nella Siria nord-orientale. Un’ulteriore escalation in quella zona avrebbe gravi conseguenze per la popolazione civile già sofferente e potrebbe destabilizzare ulteriormente la situazione in Siria. La Svizzera invita tutte le parti a rispettare il Diritto internazionale, tra cui la Carta delle Nazioni Unite, il Diritto internazionale umanitario e i Diritti umani. Il DFAE ha espresso questa posizione alle parti interessate.

La protezione della popolazione civile e delle infrastrutture nonché l’accesso umanitario immediato, senza ostacoli e sostenibile alla popolazione bisognosa, devono essere garantiti in ogni momento.

La Svizzera fa appello alle parti interessate affinché negozino uno stop immediato e una soluzione politica ai conflitti. Solo attraverso un dialogo alle Nazioni Unite, le cause dei conflitti in Siria possono essere risolte in modo sostenibile. La convocazione di un comitato costituzionale siriano a Ginevra annunciata dal segretario generale dell’Onu sarebbe un primo passo verso una soluzione politica al conflitto. La Svizzera sostiene attivamente questa iniziativa.

La Francia condanna gli attacchi

La Francia condanna «molto fermamente» l’offensiva turca nel nord della Siria e annuncia un imminente ricorso insieme alla Germania e al Regno Unito presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: è quanto dichiarato dalla segretaria di Stato francese agli affari europei, Amélie de Montchalin.

«La Francia, la Germania e il Regno Unito - ha riferito Montchalin dinanzi alla commissione Esteri dell’Assemblea Nazionale a Parigi - stanno finalizzando una dichiarazione comune che sarà estremamente chiara sul fatto che condanniamo molto fortemente e molto fermamente» l’operazione turca nel nord della Siria.

«Ricorriamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite», ha aggiunto la fedelissima del presidente Emmanuel Macron.

L’appello della Germania

«Ci appelliamo alla Turchia affinché ponga fine alla sua offensiva e persegua i propri interessi di sicurezza per vie pacifiche». Lo ha detto il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, secondo quanto riportano diversi media tra cui il sito del settimanale Stern.

Così facendo la Turchia mette in conto di «destabilizzare ulteriormente la regione» e rischia di rafforzare l’Isis, ha affermato il ministro sostenendo che l’intervento minaccia di «causare un’ulteriore catastrofe umanitaria e un nuovo movimento di profughi».

Incontro urgente all’Onu

Belgio, Francia, Germania, Polonia e Gran Bretagna hanno chiesto di tenere consultazioni urgenti del Consiglio di Sicurezza Onu, giovedì mattina, sulla Siria dopo l’inizio delle operazioni militari della Turchia. Lo fanno sapere fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro.

Trump: «L’offensiva? Una cattiva idea»

«Gli Stati Uniti non appoggiano l’attacco turco in Siria e hanno detto chiaramente alla Turchia che questa operazione è una cattiva idea»: lo afferma il presidente Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. Trump si aspetta che la Turchia, dopo aver «invaso» la Siria, rispetti «tutti i suoi impegni», tra cui «proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria».

«Inoltre la Turchia è ora responsabile nel garantire che tutti i combattenti dell’Isis catturati restino in prigione e che l’Isis non rinasca in nessun modo o forma», aggiunge. «Noi li richiameremo ai loro impegni», afferma Trump, e «monitoreremo strettamente la situazione».

«Fin dal primo giorno in cui sono entrato nell’arena politica, ho detto chiaro che non volevo combattere queste guerre senza fine e senza senso, specialmente se non portano vantaggi agli Stati Uniti»: ha detto Trump . «Non c’è alcun soldato americano nell’area», ha precisato il presidente.

Per l’Egitto la pace è a rischio

«Un inaccettabile attacco alla sovranità di uno Stato arabo» che «minaccia la pace e la sicurezza internazionali». Con queste parole il ministero degli Esteri egiziano, in un comunicato ricevuto dall’ANSA, ha condannato l’offensiva della Turchia in Siria.

Nella nota si chiede di porre «fine ai tentativi di occupare il territorio siriano e di cambiare la sua natura demografica». Il ministero degli Esteri del Cairo chiede una riunione urgente della Lega Araba per esaminare la situazione.

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