RUSSIA

Quattrocento fermi alla marcia per Golunov

Massiccia ondata di arresti alla manifestazione non autorizzata per dare sostegno al giornalista - E tra chi è finito in commissariato c’è anche l’oppositore Alexei Navalny

Quattrocento fermi alla marcia per Golunov
(Foto Keystone)

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Quattrocento fermi alla marcia per Golunov

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MOSCA - Massiccia ondata di fermi alla marcia non autorizzata organizzata per dare sostegno al giornalista di Meduza Ivan Golunov, in verità scagionato da ogni accusa e definitivamente liberato ieri sera. E tra chi è finito in commissariato c’è anche l’oppositore Alexei Navalny, che ora passerà la notte in cella e rischia (di nuovo) 30 giorni di arresto amministrativo.

Stando alle informazioni raccolte dalla Ong OVD-Info, che monitora l’operato delle forze dell’ordine, sono infatti oltre 400 le persone fermate dai poliziotti a Mosca - inclusi diversi giornalisti, russi e stranieri. Molti però sono stati subito rilasciati, come i reporter del media on line Meduza Ilya Zhegulev e Andrey Pertsev e altri corrispondenti esteri. Le autorità moscovite avevano negato ieri l’autorizzazione al concentramento a Chisty Prudy, nel centro della capitale, citando «ragioni di sicurezza» dato che oggi si festeggia il Giorno della Russia e sono stati organizzati vari eventi in città. In alternativa era stato offerto il solito corso Sakharov, ma domenica prossima (il 17 giugno).

Lo stesso Cremlino era intervenuto sottolineando che la manifestazione non era «in linea» con il clima di festa del Giorno della Russia. Questo però prima che Golunov venisse liberato e prosciolto da ogni accusa. Il reporter, a chi gli chiedeva se avrebbe preso parte alla manifestazione di oggi, ha risposto di no e che per lui ora era il momento di passare del tempo «con la famiglia». In un certo senso, dunque, la manifestazione di oggi è diventata altra cosa e chi è sceso in piazza - circa 1200 persone per la polizia, forse in realtà qualcosa di più - lo ha fatto sapendo di rischiare grosso.

Ma d’altra parte, come ha fatto notare Mikhail Khodorkovsky, ex oligarca in esilio a Londra e acerrimo nemico del presidente Vladimir Putin, la vittoria riportata nel caso Golunov è piccola cosa se si considera il numero di persone che ancora si trova in cella in Russia per aver manifestato il proprio dissenso, magari anche solo con un post su un social network. A Chisty Prudy si sono viste magliette con la scritta «Io/Noi siamo Ivan Golunov» e molte prime pagine dei quotidiani liberali che quello slogan lo hanno lanciato, facendone un simbolo di libertà, non solo di stampa.

Il ministero dell’Interno, dal canto suo, ha confermato circa 200 fermi e in serata - riporta l’agenzia di stampa russa non governativa Interfax - i commissariati hanno iniziato a rilasciare i fermati: per capire quanti saranno convertiti in arresti effettivi, si dovrà probabilmente attendere fino a domani.

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