Scuolabus incendiato, voleva fare una strage sulla pista di Linate

TRAGEDIA SFIORATA

Dopo due mesi di indagini, la Procura di Milano non ha più dubbi sulle intenzioni che hanno mosso Ousseynou Sy, l’autista che ha tenuto in ostaggio 50 bambini su un bus a San Donato Milanese

Scuolabus incendiato, voleva fare una strage sulla pista di Linate
(Foto Keystone)

Scuolabus incendiato, voleva fare una strage sulla pista di Linate

(Foto Keystone)

MILANO - Voleva fare una strage sulla pista dell’aeroporto di Linate, per condizionare la politica in materia di immigrazione e «intimidire la popolazione».

Dopo poco più di due mesi di indagini, la Procura di Milano non ha più dubbi sulle intenzioni che hanno mosso Ousseynou Sy, l’autista che il 20 marzo ha tenuto in ostaggio 50 bambini, due insegnanti e una bidella e poi ha dato fuoco al bus, a San Donato Milanese.

Una strage evitata solo grazie alle forze dell’ordine che hanno interrotto la folle corsa dell’uomo e salvato i ragazzini a bordo. Nell’interrogatorio, che si è svolto ieri pomeriggio nel carcere di San Vittore davanti ad Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese, e al pubblico ministero (pm) Luca Poniz, il 47enne, assistito dal legale Richard Ostiante, ha ribadito che «non era sua intenzione fare del male a nessuno».

Una versione che non ha convinto i magistrati che sono pronti, a giorni, a chiedere il processo immediato con l’accusa principale di strage aggravata dalle finalità terroristiche, reato punito con pena fino all’ergastolo.

Da imputazione, infatti, l’uomo aveva «l’intento di condizionare i pubblici poteri in relazione alle politiche in materia di accoglimento degli stranieri, di intimidire la popolazione». Tra le altre accuse contestate a Sy, anche il sequestro di persona aggravato, incendio, resistenza e lesioni ai danni di 17 bambini, non solo per ferite ma anche per traumi da «stress» e psichici da «violenza emotiva».

Tra gli accertamenti svolti in questi mesi, i pm considerano decisivo il video «proclama» di 37 minuti, che Sy mise sul suo canale privato di Youtube e che è stato recuperato dai carabinieri in queste settimane grazie anche alla collaborazione di Google.

«Viva il panafricanesimo, combattiamo i governi corrotti e critichiamo la politica europea che sfrutta l’Africa», diceva nel video. Per i pm «non è pubblicabile per ragioni di buon senso, perché si rischiano segnali di emulazione o all’opposto anche di odio verso gli africani».

Nelle immagini il senegalese, che era da 15 anni in Italia e da 10 anni lavorava regolarmente e ha due figli, lancia un «proclama». Non fa riferimenti diretti all’azione che avrebbe compiuto, ma fornisce con calma e in modo lucido (lo stesso atteggiamento che ha avuto anche ieri davanti ai pm) il ‘contesto programmatico’ in cui si è inserita la sua azione. L’uomo dimostra anche una certa cultura perché cita le origini del «panafricanesimo», parla di Nelson Mandela e di altri ideologi del riscatto dell’Africa.

Nessun riferimento invece a quelle «voci» nella sua testa di bambini morti in mare di cui aveva parlato nel primo interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari e i pm ritengono che fosse perfettamente capace di intendere e di volere, tanto che nessuna perizia o consulenza è stata fatta.

Questo pomeriggio, intanto, è stato messo all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri anche la proposta di concedere la cittadinanza per meriti speciali a due ragazzi della scuola media Vailati di Crema che erano sul bus dirottato da Sy.

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