«Si rischia il ritorno dell’Isis, in pericolo il mondo intero»

Guerra

L’aviazione turca ha ripreso a bombardare aree nel nord-est della Siria - Secondo l’ex sindaco di Kobane lo Stato islamico potrebbe riorganizzarsi - Gli estremisti avrebbero già cominciato ad attaccare i curdi - Il Senato Usa minaccia sanzioni

«Si rischia il ritorno dell’Isis, in pericolo il mondo intero»
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«Si rischia il ritorno dell’Isis, in pericolo il mondo intero»

«Si rischia il ritorno dell’Isis, in pericolo il mondo intero»

(Aggiornato alle 9.50) L’avanzata delle truppe di terra turche entrate ieri sera nel nord-est della Siria per l’offensiva contro i curdi prosegue. Lo sostiene il ministero della Difesa di Ankara, senza fornire ulteriori dettagli sullo stato degli scontri o l’esatta posizione dei militari. È stato però diffuso un breve video delle forze speciali in azione. L’aviazione turca ha ripreso anche a bombardare le aree nel nord-est della Siria a ridosso della frontiera, dove sono presenti forze curde definite terroriste da Ankara. Secondo la TV panaraba al Arabiya, che cita i propri corrispondenti nella zona, è stata colpita l’area di Tall Abyad e di Ras al Ayn, epicentro dell’offensiva turca.

© AP/Lefteris Pitarakis
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«Attaccate 181 postazioni»
Il ministero della difesa turco ha riferito che i militari di Ankara ieri hanno colpito almeno 181 postazioni delle forze curde. Stando alle Forze Democratiche Siriane (SDF, dominate dalle milizie curde YPG) ieri «l’offensiva terrestre delle forze turche è stata respinta dai combattenti dell’SDF a Tal Abyad».

Anche l’Isis all’attacco
Sempre secondo fonti curdo-siriane vicine all’amministrazione autonoma curda del nord-est siriano, anche miliziani affiliati all’Isis hanno attaccato nelle ultime ore le forze curdo-siriane nella zona di confine dove è in corso l’offensiva turca.

«Si rischia il ritorno dell’Isis, in pericolo il mondo intero»

Il Senato americano pensa alle sanzioni per la Turchia
Intanto al senato americano è partita un’iniziativa bipartisan per imporre sanzioni alla Turchia se non ritira il suo esercito dalla Siria nella sua operazione contro le forze curde. L’obiettivo è di imporre all’amministrazione Trump di congelare i beni in USA dei più alti dirigenti turchi, compreso il presidente Erdogan e i suoi ministri degli esteri, della difesa, delle finanze, del commercio e dell’energia. Le misure punitive colpirebbero anche le entità straniere che vendono armi ad Ankara, come pure il settore energetico turco.

Trump: «I crudi non ci aiutarono durante la Seconda guerra mondiale»
Dal canto suo Donald Trump ha detto che i curdi «non hanno aiutato» gli USA nella Seconda guerra mondiale e nello sbarco in Normandia. «I curdi si battono per la loro terra», ha affermato il presidente americano, sottolineando che comunque gli Stati Uniti hanno fornito loro una grande quantità di soldi, munizioni ed armi. «Detto questo, amiamo i curdi», ha aggiunto.

«Si rischia il ritorno dell’Isis»
In Siria, «senza il sostegno dell’Europa e degli Stati Uniti c’è il rischio concreto che l’Isis si riorganizzi». Lo afferma Anwar Muslem, l’ex sindaco di Kobane, la città curda che per prima ha sconfitto l’Isis in Siria, in un’intervista a Repubblica. I bombardamenti turchi «stanno colpendo l’area tra Ras al Ain e Tal Abyad: civili che vivevano in pace ora hanno il terrore che le milizie estremiste che il governo turco ha fatto arrivare da Idlib e Afrin compiano massacri come è avvenuto ad Afrin», spiega Muslem.

In questo momento, la priorità «è difendere il confine nord, ma abbiamo in custodia 12 mila miliziani Isis, 2000 sono stranieri, e circa 70 mila loro familiari - continua Muslem. Siamo molto preoccupati di non riuscire più a contenerli e questo rappresenterebbe un pericolo enorme per la Siria e per il mondo intero. Due giorni fa a Raqqa ci sono stati due attacchi suicidi dell’Isis. Temiamo che lo stesso possa avvenire a Deir ez Zor, che possano attaccare i luoghi di detenzione». Il leader dell’Isis, Al Baghdadi, «è ancora libero e questo fa credere che l’Isis possa riorganizzarsi», avverte Muslem. E spiega che le SDF e le forze della coalizione «compivano giornalmente operazioni di polizia per smantellare le cellule dormienti sparse in tutta la Siria. Ora che siamo impegnati contro l’invasione turca non abbiamo più possibilità di compiere queste operazioni».

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Scuole chiuse al confine
Scuole chiuse per almeno due giorni nelle località frontaliere turche di Akcakale, Ceylanpinar e Suruc, di fronte rispettivamente a quelle siriane di Tal Abyad, Ras al Ayn e Kobane. Altri edifici scolastici sono stati chiusi in ulteriori punti considerati a rischio del confine. La prefettura di Sanliurfa, la provincia sudorientale turca entro i cui confini rientra la zona da cui è partito l’attacco, ha inoltre stabilito restrizioni ai movimenti di civili, indicando alcune aree come «zone di sicurezza» sotto il controllo dell’esercito.

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