Stefano Tonini: «Ho capito subito che era successo qualcosa di grosso e grave»

Testimonianza sulla tragedia di Budapest

Il consigliere comunale e granconsigliere di Chiasso era pure in gita sul Danubio quando è avvenuta la tragedia

Stefano Tonini: «Ho capito subito che era successo qualcosa di grosso e grave»
A Budapest si cercano ancora i dispersi. (Foto Keystone)

Stefano Tonini: «Ho capito subito che era successo qualcosa di grosso e grave»

A Budapest si cercano ancora i dispersi. (Foto Keystone)

LUGANO - C’è anche un chiassese che ha vissuto la tragica notte di Budapest. È Stefano Tonini, in gita con un battello insieme ai suoi colleghi di lavoro proprio sul tratto di Danubio dove c’è stata la collisione tra una nave da crociera e un’altra imbarcazione che è costata la vita a parecchie persone.

«Nel punto davanti al Parlamento dove c’è stata la collisione - ha raccontato via telefono Tonini poco fa dalla capitale ungherese - siamo passati un paio di minuti prima. Quindi, dopo che è avvenuto l’incidente abbiamo visto subito passare veicoli della polizia, ambulanze e pompieri, motivo per cui ho e abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grosso e soprattutto grave».

Dopo di che Stefano Tonini aggiunge: «Presto hanno incominciato ad arrivare anche le prime informazioni e abbiamo saputo che un battello era stato travolto dalla nave da crociera. Sul nostro, di battello, abbiamo anche visto le hostess piangere, segno che già avevano saputo che c’erano delle vittime o quanto meno che ci si stava preparando al peggio, con il bilancio che peraltro è ancora da definire».

Tonini a proposito della scena ricorda inoltre che «ho visto i soccorritori mentre stavano tentando di rianimare una persona, ma poco dopo si sono rialzati e hanno lasciato lì il corpo, segno che non c’era più nulla da fare; un altro corpo, fra l’altro, l’ho visto scorrere via nelle acque del fiume».

«Stamattina - ha concluso Tonini, consigliere comunale a Chiasso e pure granconsigliere - abbiamo poi visto i sommozzatori lavorare attorno al battello affondato, ma per i dispersi le speranze non sono che nulle, secondo me. Il fiume ha una grande portata d’acqua, l’acqua è torbida e fa anche freddo. Quindi, chi non è stato recuperato o soccorso subito ed è finito nel Danubio, se non è morto per annegamento, lo è sicuramente per ipotermia».

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