Dal 1948 «Crimine contro l’umanità»

Lo storico

Marcello Flores: «Da anni, ormai, sul tema è emersa una documentazione inoppugnabile»

 Dal 1948 «Crimine contro l’umanità»
La copertina del libro di Marcello Flores «Il Genocidio» (Il Mulino, 2021)

Dal 1948 «Crimine contro l’umanità»

La copertina del libro di Marcello Flores «Il Genocidio» (Il Mulino, 2021)

Marcello Flores, storico, ha insegnato a lungo all’Università di Siena e si è sempre occupato della questione armena, cui ha dedicato, nel 2006, un lungo e approfondito saggio («Il genocidio degli armeni», Il Mulino). In libreria, da poche settimane, è uscito, sempre per i tipi del Mulino, un altro suo studio («Il genocidio», 2021) interamente centrato sulla ricostruzione storica della nascita del concetto di genocidio; un libro in cui Flores prima riassume le tappe che hanno portato all’origine e alla definizione del termine e poi illustra come lo stesso sia stato usato e venga utilizzato tuttora, con tutte le difficoltà e le contraddizioni in cui si trovano storici, giuristi, ma anche l’opinione pubblica e i media.

«Genocidio - dice Flores al Corriere del Ticino - è un termine inventato nel 1944 da un giurista ebreo-polacco riparato neglli USA durante la Seconda guerra mondiale, Raphael Lemkin, per individuare un crimine che ancora non esisteva: la deliberata distruzione, o tentata distruzione, di un gruppo etnico. Usato in modo limitato a Norimberga, fu istituzionalizzato il 9 dicembre 1948 con l’approvazione della Convenzione ONU per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio».

Quel documento, pure importantissimo, era ancora figlio di un «compromesso - dice Flores - Venivano citati i gruppi etnici, razziali, nazionali e religiosi ma non quelli politici, per l’opposizione dell’Unione Sovietica. Così come non veniva introdotto il genocidio culturale, la distruzione cioè della lingua e del patrimonio culturale, per il veto di Francia e Gran Bretagna, allora potenze coloniali».

Resta il fatto che la Convenzione ONU riconosceva come crimine contro l’umanità l’intenzione di distruggere un gruppo etnico o religioso “in quanto tale”. Il riferimento alla Shoah era evidente, e sebbene la norma non fosse retroattiva, «si cominciava a discutere dei fatti del passato per capire se potessero essere definiti come genocidio. Il primo di questi casi fu proprio quello armeno - dice Flores - e lo stesso Lemkin racconta di aver ragionato molto della questione, addirittura a partire dal 1921, dall’uccisione di Mehmed Tal’at Pascià a Berlino».

Sarà poi il Tribunale Russell, fondato nel 1966 con il nome di «Tribunale internazionale contro i crimini di guerra» a portare alla sbarra il genocidio degli armeni a Parigi, in una sessione che si svolse dal 13 al 16 aprile 1984 . «Dagli anni ’90 in poi - spiega ancora Flores - oltre a studi sempre più numerosi è emersa una documentazione inoppugnabile . Da allora, c’è una spinta sempre più forte verso una presa di posizione ufficiale e il riconosimento del genocidio degli armeni. Un eventuale passo in questo senso di Biden sarebbe importantissimo. Gli USA hanno sempre evitato di farlo per non andare contro la Turchia, loro alleata nella NATO. Ma ora, forse, non è più possibile disconoscere la primazia della questione dei diritti umani».

È vero che gli americani «non vogliono che si tocchi l’Armenia, così come la Russia - conclude Flores - e che intendono mandare un segnale chiaro a Erdogan. Ma il richiamo di Biden potrebbe avere un effetto anche sull’opinione pubblica turca, qualcosa da non sottovalutare».

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