Dal Papa nessuna apertura per i preti sposati

vaticano

Nella tanto attesa Esortazione apostolica non ci sono svolte né aperture all’ordinazione sacerdotale dei «viri probati» - Le speranze di Francesco per l’Amazzonia

Dal Papa nessuna apertura per i preti sposati
© AP/Andrew Medichini

Dal Papa nessuna apertura per i preti sposati

© AP/Andrew Medichini

Rimane chiusa la porta per i preti sposati. Nemmeno Francesco, considerato uno dei papi più progressisti della Chiesa, ha voluto andare oltre la prassi secolare. L’attesa Esortazione apostolica a conclusione del Sinodo amazzonico, dal titolo «Querida Amazonia», infatti, nemmeno affronta l’argomento. Semplicemente non se ne parla, se non fra le righe del documento pubblicato oggi.

L’apertura dei vescovi

Nel documento finale dei vescovi, redatto al termine del Sinodo svoltosi lo scorso ottobre, si chiedeva di prendere in considerazione l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati (i cosiddetti «viri probati»), che siano già diaconi permanenti, vista la scarsa presenza di sacerdoti nella vastissima area panamazzonica. Al Papa spettava l’ultima parola. Una parola decisiva, proprio alla luce di quanto scaturito dal Sinodo dei vescovi, che più nel dettaglio aveva chiesto – registrando comunque 41 «no», il numero più alto di contrari (contro 128 favorevoli) sui paragrafi del documento – la possibilità per l’area di «ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile».

Un’apertura chiesta per l’Amazzonia ma che avrebbe potuto nel tempo essere estesa: era questa la preoccupazione dell’ala più tradizionalista della Chiesa, la paura più grande. Perché di fatto avrebbe messo in discussione il celibato obbligatorio dei sacerdoti.

I segnali

Un nulla di fatto. Il celibato obbligatorio dei sacerdoti resterà un pilastro della Chiesa. Chi si aspettava novità rimane deluso. Eppure, i segnali che papa Francesco non avrebbe imboccato la via della riforma c’erano. Al di là dell’anticipazione di lunedì, quando un gruppo di vescovi americani – dopo aver incontrato il Papa – aveva lasciato intendere che nell’Esortazione il tema del celibato non sarebbe stato affrontato, la stessa Esortazione postsinodale è stata preceduta da un vero e proprio fuoco di sbarramento.

Il culmine della discussione ecclesiastica è stato l’uscita del libro «Dal profondo del nostro cuore», del cardinale guineano Robert Sarah - con la collaborazione del Papa emerito Benedetto XVI -, che addirittura stabiliva un legame «ontologico» tra celibato e sacerdozio. Alcune indiscrezioni però lasciano il dubbio che quanto pubblicato ieri sia frutto di una decisione intima di papa Francesco: l’Esortazione, infatti, è stata da lui consegnata nella forma attuale, e mai più rimaneggiata, il 27 dicembre scorso, ben prima che, mentre era già in traduzione nelle varie lingue, uscisse il volume di Sarah e Ratzinger. Altro punto a sfavore dei progressisti: in un libro-intervista in uscita in questi giorni, papa Francesco ha ribadito che il celibato è «un dono, una grazia decisiva che caratterizza la Chiesa cattolica latina. E non un limite».

I quattro sogni

Già. Ma allora, se il tema più controverso del Sinodo amazzonico è stato dribblato, qual è il senso più profondo espresso dal Pontefice? Potremmo partire dall’incipit dell’Esortazione: «L’amata Amazzonia si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero». Un cappello che racchiude tutto. Come riporta Vatican News, Francesco in sostanza ha voluto «esprimere le risonanze» che il Sinodo ha provocato in lui, precisando la sua intenzione di non sostituire né ripetere il documento finale, auspicando che tutta la Chiesa si lasci «arricchire e interpellare» da esso e che la Chiesa dell’Amazzonia si impegni «nella sua applicazione». Francesco pubblica dunque quattro sogni: quello sociale, quello culturale, quello ecologico e infine quello ecclesiale.

Ecco cosa scrive il Pontefice al punto 7 del documento: «Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa. Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana. Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste. Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici». Dopo aver condiviso e spiegato i sogni, la significativa chiusura del documento: «Esorto tutti a procedere su vie concrete che permettano di trasformare la realtà dell’Amazzonia e di liberarla dai mali che la affliggono».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1