Domani la decisione sul green pass italiano

IL LASCIAPASSARE

Si va verso una soluzione «light»: per consumare all’interno di un locale basterà, forse, una sola dose di vaccino – A Parigi l’obbligo di attestato è entrato in vigore

Domani la decisione sul green pass italiano
© CdT/Gabriele Putzu

Domani la decisione sul green pass italiano

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Certificato sanitario per accedere a luoghi d’intrattenimento e di cultura laddove sono presenti oltre 50 persone, e, al contempo, un nuovo, preoccupante, aumento di contagi. Mentre in Italia si discute su modalità e limiti della sua applicazione (domani è previsto il decreto governativo), in Francia da questa mattina la variante transalpina del green pass è entrata in vigore. In concomitanza però con un’evoluzione dei contagi senza precedenti. Oltre 18.000 nuovi contagi in 24 ore, per una progressione del virus pari al 150% in una settimana. Numeri che fanno parlare di un’entrata della Francia in una «quarta ondata», imputabile alla variante Delta e caratterizzata da contagi diffusi soprattutto fra giovani. Da inizio agosto l’obbligatorietà del green pass sarà estesa a bar, ristoranti, tratte in treno a lunga distanza, pullman e alcuni centri commerciali più grandi. Per chi non avesse il pass, il lasciapassare resta un test negativo di meno di 48 ore. Rimandata invece a fine agosto l’obbligatorietà del lasciapassare a partire già dai 12 ai 17 anni di età.

Domani in Italia, dopo il via libera dei presidenti di Regione, il Governo approverà il decreto che dovrebbe imporre dal 26 luglio, anche in zona bianca, di presentare il pass per spettacoli, viaggi e sport. Si discute ancora sui ristoranti al chiuso, ma la linea prevalente è quella di un certificato «light» rilasciato a chi è stata somministrata almeno una dose di vaccino o ha effettuato un tampone risultato negativ onelle 48 ore precedenti. È la condizione per cambiare i parametri che misurano le zone di rischio e lasciare tutta l’Italia in zona bianca. Si ipotizza anche un rafforzamento graduale dell’obbligo del certificato. Da Confindustria è giunta poi l’idea, contestata dai sindacati, di renderlo obbligatorio nei luoghi di lavoro, prevedendo il trasferimento o la sospensione per chi rifiuta di vaccinarsi.

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