«È la calma prima della tempesta»

Epidemia in Italia

Il medico italo-svizzero Marco Conti racconta cosa si sta vivendo al policlinico universitario Careggi di Firenze

«È la calma prima della tempesta»
© EPA/NIAID-RML

«È la calma prima della tempesta»

© EPA/NIAID-RML

Come si stanno preparando ospedali e medici nelle regioni italiane dove l’epidemia del coronavirus Covid-19 non è ancora esplosa? «La situazione adesso è da calma prima della tempesta e abbiamo avuto il vantaggio di poterci preparare», esordisce Marco Conti. È dottorando in chirurgia maxillo-facciale al policlinico universitario Careggi di Firenze e ha la doppia nazionalità svizzera e italiana, avendo a radici familiari anche in Ticino. La sua nonna materna, prima di trasferirsi a Firenze, è infatti cresciuta nel nostro cantone.

Il nostro reparto è stato chiuso a causa del contagio di un medico

Marco Conti spiega poi che nel policlinico fiorentino ci sono già ammalati di Covid-19:
«Abbiamo già dei casi conclamati di Covid-19 al Careggi e anche un medico del reparto in cui lavoro è stato colpito dal coronavirus negli scorsi giorni. Una decina di medici specializzati in otorinolaringoiatria e due miei colleghi sono stati messi in quarantena perché sono venuti in contatto con lui il giorno prima che il tampone confermasse la positività al Covid-19. Il reparto è stato chiuso per la disinfezione e quelli come me che non hanno una preparazione specifica nei campi medici toccati dal Covid-19 hanno ricevuto l’ordine di stare a casa».

Quindi, è pronto a entrare in azione, nel caso in cui ci fosse la necessità?
«Se ciò dovesse accadere, vorrà dire che la situazione sarà davvero grave. Malattie infettive e polmonari non rientrano nella mia sfera professionale e se dovessi essere richiamato al Careggi, al più potrei dare una mano come bassa manovalanza. Se del caso, non mi tirerò certo indietro, anzi. Però, non sarei in grado di offrire un contributo davvero mirato. Cosa che però ha una valenza relativa, perché anche ogni piccolo aiuto ai colleghi e al personale infermieristico potrebbe essere determinante, in situazioni di grave e grande emergenza».

Il tempo ha giocato a nostro favore, non ci faremo cogliere impreparati

Come vi siete preparati al Careggi?
«In vista dell’arrivo del Covid-19 in modo massiccio, sono stati creati e si stanno tuttora creando posti letto supplementari da offrire alle persone colpite dal coronavirus. Nel reparto di malattie infettive vero e proprio sono stati predisposti una quarantina di posti letto, mentre sono un centinaio quelli su cui possiamo contare alle cure intensive. Sono stati predisposti de percorsi specifici per l’accesso al pronto soccorso e tutte le attività operatorie non strettamente necessarie sono state sospese e anzi gli interventi vengono svolti solo in caso comprovata necessità per salvare delle vite. Sono stati chiusi anche gli ambulatori – un reparto come quello in cui lavoro ne aveva in media una quarantina ogni mattina, ora se proprio nei reparti rimasti aperti se n fanno al massimo due-tre - e sono state prese molte altre misure. Quindi, al Careggi e non solo, per quel che riguarda la Toscana, non ci faremo cogliere impreparati per il picco dell’epidemia che è atteso per metà aprile. Cosa che non è stata possibile in Lombardia e nelle altre zone colpite massicciamente dal Covid-19, poiché lì l’esplosione dei contagi è avvenuta in un modo che nessuno, oggettivamente, poteva prevedere».

Il tempo, insomma, ha giocato a vostro favore...
«Questo è sicuro, perché ogni giorno che passa in attesa dell’ondata di piena ci permette di implementare un numero crescente di misure nei nostri ospedali – a iniziare dal Careggi – e anche di avere conoscenze maggiori sul Covid-19 e sulle possibili vie da seguire per combatterlo. Firenze, per quel che riguarda la sanità, ha mostrato una grande solidarietà, perché le strutture private hanno messo a disposizione di quelle pubbliche il personale medico e infermieristico specializzato, offrendo allo stesso tempo posti per le persone colpite dal Covid-19 nelle loro cure intensive o anche nelle sale operatorie dove ci sono i ventilatori necessari per far respirare artificialmente gli ammalati».

Pure io ho paura ma è una paura sana

Un medico in questi casi - quelli di un’epidemia diventata incontrollabile in certe zone e dovuta a un agente patogeno di cui si conosce poco - non si trova confrontato con paure e dubbi?
«Pure io ho paura di fronte a un virus di cui capiamo ancora poco ma si tratta di una paura sana che mi induce ad alzare la soglia dell’attenzione per qualsiasi gesto della mia vita quotidiana, prestando un riguardo particolare al lavare frequentemente le mani, limitare al massimo addirittura evitare i contatti con altre persone eccetera. Insomma, a compiere azioni o gesti che tutti ormai dovremmo conoscere bene. Magari i dubbi potrebbero prenderti in caso di chiamata al fronte, perché non hai imparato a lavorare nel campo delle malattie infettive o delle epidemie. Comunque, io mi sento pronto a dare il mio contributo, se dovessi essere richiamato in servizio al Careggi. Tornando brevemente alla paura, noi medici lavoriamo molto con le statistiche già in tempi di normale amministrazione e quindi mi sento relativamente tranquillo: ho 32 anni e non ho patologie pregresse, motivo per cui ho un rischio più basso di avere un decorso fatale, se venissi infettato dal Covid-19».

Marco Conti conclude poi su una nota di amarezza:
«Uno dei temi di cui ho discusso spesso in questi giorni con i miei colleghi qui a Firenze – mentre in tutta la Toscana fioccavano i bandi per ingaggiare medici e personale infermieristico supplementare per centinaia e centinaia di posti – è che purtroppo molti nuovi laureati in medicina se ne sono dovuti andare all’estero perché in Italia avevano troppe difficoltà nel trovare un contratto o posti dove specializzarsi. E adesso che ci sarebbe un grande bisogno di loro, non li abbiamo a disposizione. Questa è una cosa che fa davvero male».

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