Ecco come il coronavirus invade le cellule

Pandemia

Il virus Sars-CoV-2 ha meno segreti grazie alle immagini 3D super-dettagliate ottenute dai ricercatori del Garvan Institute of Medical Research di Sydney

Ecco come il coronavirus invade le cellule
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Il virus Sars-CoV-2 ha meno segreti: grazie alle immagini 3D super-dettagliate, ottenute dai ricercatori del Garvan Institute of Medical Research di Sydney, ora è più chiaro come invade le cellule umane e si replica.

La loro vasta analisi, pubblicata sulla rivista Molecular Systems Biology, ha permesso infatti di identificare le proteine virali che ‘imitano’ e ‘dirottano’ quelle umane, consentendo al virus di oltrepassare le difese cellulari e moltiplicarsi.

Il gruppo guidato da Sean O’Donoghue ha analizzato oltre 2000 diverse strutture, tra cui 27 proteine del coronavirus, sviluppando un modello del virus liberamente accessibile dal sito Aquaria-COVID.

«Abbiano ottenuto una struttura del virus con un livello di dettaglio mai raggiunto finora, dandoci nuove conoscenze sulla sua attività. La nostra analisi ha evidenziato i meccanismi chiave usati dal virus, che possono essere usati per nuove terapie e vaccini», commenta O’Donoghue.

Per meglio capire i processi biologici del virus, i ricercatori hanno determinato la forma tridimensionale delle singole proteine, i mattoni che costituiscono le cellule o virus. In questo modo hanno individuato tre proteine del coronavirus (NSP3, NSP13 e NSP16) che imitano quelle umane, e che si pensa aiutino il virus a nascondersi meglio dal sistema immunitario umano e contribuire ai diversi esiti del Covid.

Hanno inoltre trovato altre cinque proteine (NSP1, NSP3, spike, ORF9b e proteina busta) che ‘manomettono’ i processi delle cellule umane, aiutando il virus a prendere il controllo, completare il suo ciclo vitale e diffondersi ad altre cellule. «Abbiamo inoltre visto che otto proteine si auto-assemblano l’una con l’altra, dandoci nuove informazioni su come il virus replica il suo genoma. E poi rimangono 14 proteine che pensiamo abbiano un ruolo chiave nell’infezione, ma non ci sono prove di interazione con le altre proteine virali o umane», conclude O’Donoghue.

Tutti questi dati sono fruibili con un nuovo metodo di visualizzazione, una sorta di mappa che evidenzia ciò che si sa e non si da del virus, e che potrà aiutare a studiare meglio le differenze tra le varianti.

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