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Monsanto risarcirà un malato di cancro con 289 millioni

Una sentenza mette all'indice la multinazionale di biotecnologie agrarie per aver contribuito a fare ammalare, attraverso un erbicida, un giardiniere californiano

Waywuwei (Flickr.com)
 
11
agosto
2018
22:00
ats

WASHINGTON - La Monsanto, multinazionale di biotecnologie agrarie, dovrà pagare 289 milioni di dollari in risarcimenti a un giardiniere malato di cancro: lo ha stabilito un giudice in California, con una sentenza che potrebbe costituire un precedente importante negli Stati Uniti con ripercussioni nel resto del mondo.

Dewayne Johnson, custode di siti scolastici nella zona di San Francisco, ha denunciato l'azienda, affermando che un suo prodotto usato come erbicida ha contribuito a farlo ammalare di un tumore rivelatosi terminale.

Il giudice ha stabilito che la Monsanto non avrebbe adeguatamente avvertito sui rischi nell'utilizzo del prodotto contenente glifosato, una sostanza già al centro di polemiche e dispute legali perché considerata nociva. La multinazionale respinge le accuse, afferma che 800 studi dichiarano il contrario e annuncia che farà appello.

Johnson aveva utilizzato l'erbicida della Monsanto nel suo lavoro e aveva sviluppato un'eruzione cutanea nel 2014, all'età di 42 anni, con la successiva diagnosi di un linfoma non-Hodgkin. I legali della multinazionale sostengono da parte loro che quel tipo di linfoma impiega anni per manifestarsi e che quindi Johnson deve esserne stato affetto da prima del suo incarico nel distretto scolastico.

"Il glifosato non è cancerogeno, e non ha causato il cancro del Sig. Johnson". È quanto si legge in una nota diramata dalla Monsanto. "Siamo solidali con il signor Johnson e la sua famiglia", sostiene Monsanto nel comunicato.

"La decisione della giuria non cambia il fatto che più di 800 studi e valutazioni scientifiche, incluse quelle dell'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, dell'Istituto Nazionale della Salute degli Stati Uniti, delle autorità di regolamentazione europee, quali Efsa ed Echa, e di tutto il mondo, hanno confermato che il glifosato non è cancerogeno".

La società, condividendo la posizione del suo vice presidente, Scott Partridge, fa sapere che ricorrerà in appello e che continuerà "a sostenere la sicurezza di questo prodotto, che ha una storia di oltre 40 anni di utilizzo", è sempre stato ed è "uno strumento fondamentale, efficace e sicuro per gli agricoltori e altri operatori della gestione del verde".

Si tratta della prima denuncia che arriva in tribunale in cui si sostiene il legame fra il glifosato e una diagnosi di cancro. Esistono tuttavia fino a 5.000 denunce negli Usa simili a quella del caso di Dewayne Johnson che potrebbe quindi costituire un precedente importante, che potrebbe aprire le porte a centinaia di possibili nuove denunce.

Edizione del 19 novembre 2018
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