Erdogan ci riprova: «Ora una riscossa islamica»

Medio Oriente

«Israele è uno stato terrorista» ripete il presidente turco, intervenendo a gamba tesa sulla questione israelo-palestinese

Erdogan ci riprova: «Ora una riscossa islamica»
© AP/Burhan Ozbilici

Erdogan ci riprova: «Ora una riscossa islamica»

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Il mantra è sempre lo stesso: «Israele stato terrorista». L’eterno ritorno del conflitto israelo-palestinese riporta sulla scena l’altrettanto ricorrente campagna di Recep Tayyip Erdogan per cercare di capeggiare una riscossa del mondo islamico.

Le accuse del presidente turco allo Stato ebraico - rilanciate negli appelli ai «fratelli musulmani» o con le telefonate ai leader palestinesi, dal presidente Abu Mazen al capo politico di Hamas per la diaspora, Khaled Meshaal - sembrano prese dai discorsi del 2018, quando la «linea rossa» era il riconoscimento degli Usa di Gerusalemme capitale d’Israele, o da quelli di un decennio fa, ai tempi del blitz sulla Mavi Marmara - in cui furono uccisi 10 attivisti turchi che cercavano di forzare il blocco navale su Gaza - e dell’attacco a Shimon Peres nel salotto di Davos, quando nel pieno di una panel gli disse: «Voi sapete bene come uccidere».

Oggi, in un Medio Oriente pur trasformato dalla guerra in Siria e dalla stagione trumpiana degli Accordi di Abramo, il copione non è cambiato: puntare sulla causa simbolo dell’Islam per farsene guida.

In Turchia, la sua base elettorale ci è andata a nozze: appena cala il sole sui giorni di Ramadan e i fedeli possono spezzare il digiuno rituale, le strade si riempiono di caroselli di auto con fumogeni e bandiere palestinesi al vento. La protesta davanti al consolato israeliano di Istanbul si ripete ormai ogni notte, a dispetto del lockdown anti-Covid.

Anche sul piano diplomatico, Ankara non ha perso tempo. Una partita avviata con il frenetico giro di telefonate del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, con le controparti in Maghreb e Giordania, Pakistan e Iran. Perfetto appare poi il tempismo della riconciliazione con i due giganti del mondo sunnita, dopo anni di vivissime tensioni: ieri Cavusoglu era in Arabia Saudita, e da lì ha sentito il suo omologo egiziano per coordinare una risposta nel quadro dell’Organizzazione della cooperazione islamica.

Sull’altare della rinnovata battaglia viene inevitabilmente sacrificato il riavvicinamento con Israele: l’invito al ministro dell’Energia Yuval Steinitz per una conferenza a giugno ad Antalya è stato ritirato, facendo sfumare la prima visita governativa dal 2018.

Dopo mesi di sondaggi sfavorevoli e difficoltà economiche, questa crisi potrebbe trasformarsi per Erdogan in un’occasione di rilancio politico. Che l’ultima sponda l’ha cercata oggi fuori dal mondo islamico nel suo ‘amico’ Vladimir Putin, chiedendo che «la comunità internazionale dia una lezione decisa e dissuasiva a Israele».

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