Fukushima, l’85% dell’area è ancora contaminata

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Greenpeace pubblica due rapporti che evidenziano «la complessa eredità del terremoto e dello tsunami dell’11 marzo 2011» - Riguardo lo smantellamento della centrale l’associazione precisa: «È irrealizzabile, serve un nuovo Piano».

Fukushima, l’85% dell’area è ancora contaminata
Di Digital Globe - Earthquake and Tsunami damage-Dai Ichi Power Plant, Japan, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14630274

Fukushima, l’85% dell’area è ancora contaminata

Di Digital Globe - Earthquake and Tsunami damage-Dai Ichi Power Plant, Japan, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14630274

«È ancora contaminato l’85% dell’area speciale di decontaminazione». Questo il pensiero di Greenpeace a quasi dieci anni di distanza dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone. L’associazione pubblica oggi due rapporti (’Fukushima 2011-2020’ e ‘Decommissioning of the Fukushima Daiichi Nuclear Power Station From Plan-A to Plan-B Now, fromPlan-B to Plan-C’) che evidenziano «la complessa eredità del terremoto e dello tsunami dell’11 marzo 2011», facendo presente che «la tabella di marcia per lo smantellamento della centrale di Fukushima Daiichi è irrealizzabile» che «serve un nuovo Piano».

Nel primo rapporto - viene spiegato - «vengono descritti i livelli di radiazione nelle città di Iitate e Namie, nella prefettura di Fukushima. I risultati delle prime indagini mostrano che gli sforzi di decontaminazione sono stati limitati e che l’85% dell’area speciale di decontaminazione è ancora contaminata»; nel secondo si «analizza l’attuale Piano ufficiale di smantellamento in 30-40 anni», definito «un programma deludente e senza prospettive di successo».

«I governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, soprattutto quelli guidati dal primo ministro Shinzo Abe - commenta Shaun Burnie, senior nuclear specialist di Greenpeace East Asia - hanno cercato di ingannare il popolo giapponese, mistificando l’efficacia del programma di decontaminazione e ignorando i rischi radiologici. Il decennio di inganni da parte del governo e della Tepco deve finire. Un nuovo piano di smantellamento è inevitabile, non possiamo perdere altro tempo».

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