«Genova, e ancora brucia il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco»

G8 VENT’ANNI DOPO

I fatti che portarono all’uccisione del 23.enne Carlo Giuliani e all’assalto alla scuola Diaz hanno lasciato un segno indelebile – Ne parliamo partendo dalla narrazione e dal ricordo dello scrittore genovese Bruno Morchio

«Genova, e ancora brucia il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco»
© Reuters

«Genova, e ancora brucia il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco»

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«La spianata era deserta e dalle strade del centro saliva un confuso e sordo rumore. Il brulicare della vita di una qualunque sera d’agosto, nella città che sembrava solo aspettare la notte per andare a dormire, e la fine delle ferie estive per riprendere il suo consueto tran tran di provincia. Ma quella non era una qualunque sera d’agosto. Era trascorso poco più di un mese dalla tragedia del G8. L’evento che doveva mettere Genova in vetrina, e vendere i fasti della sua immagine al mondo. E ancora bruciava il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco da una violenza gratuita e senza scopo. Dei cortei avvolti dal denso fumo dei lacrimogeni. Dei feroci pestaggi della polizia. Dei lividi impressi sulla carne viva del buonsenso come indelebili testimonianze di una sconfitta, brutale stupidità....

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