Già 30 arresti con la nuova legge sulla sicurezza nazionale

Hong Kong

Gli addebiti vanno dalla manifestazione illegale alla violazione della nuova norma, fino all’ostacolo al rispetto delle leggi e al possesso di armi offensive

Già 30 arresti con la nuova legge sulla sicurezza nazionale
© AP Photo/Vincent Yu

Già 30 arresti con la nuova legge sulla sicurezza nazionale

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(Aggiornato alle 14.13) La polizia di Hong Kong ha riferito sui social media di aver arrestato più di 180 persone a causa delle proteste contro la legge sulla sicurezza nazionale.

In 7 casi, 3 uomini e 4 donne, il fermo è legato al sospetto di violazione della nuova legge imposta da Pechino. La polizia ha segnalato che da mezzogiorno gruppi di persone si sono ritrovati a Causeway Bay e Wan Chai, dove sono stati registrati atti di vandalismo contro i negozi.

La polizia, nel frattempo, ha usato per la prima volta anche la nuova bandiera viola che vale come monito ai manifestanti che utilizzano bandiere o striscioni illegali o che scandiscono cori e slogan che esprimono propositi di secessione o sovversione.

Intanto, alla cerimonia del 23. anniversario del ritorno dei territori sotto la sovranità cinese, la governatrice Carrie Lam, ha ribadito che la nuova legge sulla sicurezza nazionale non intaccherà l’alto livello di autonomia o l’indipendenza giudiziaria di Hong Kong.

Si tratta del «più importante sviluppo» nei legami bilaterali e di uno storico passaggio nel miglioramento del meccanismo di tutela della sovranità, dell’integrità e della sicurezza del Paese», ha aggiunto la governatrice. Ha poi rimarcato che la legge, che ora punisce l’oltraggio all’inno nazionale cinese, è una «inevitabile e pronta decisione per ristabilire l’ordine e la stabilità nella società» nell’ex colonia britannica.

Un piccolo gruppo di manifestanti ha protestato contro la nuova legge che, secondo i più critici, è destinata a frantumare l’ampia autonomia e libertà che Pechino aveva promesso di mantenere a Hong Kong per almeno 50 anni, fino al 2047, secondo il modello «un Paese, due sistemi». La grande marcia tenuta ogni anno dagli attivisti pro democrazia è stata vietata dalla polizia, ufficialmente per le cautele legate alla Covid-19.

Dal canto suo il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha minacciato «rappresaglie» degli Usa dopo quello che ha definito «un triste giorno» per Hong Kong in seguito all’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale.

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