Giovedì di sciopero e manifestazioni, il Governo di Macron trema

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I sindacati più agguerriti promettono sciopero ad oltranza contro la riforma delle pensioni, a costo di bloccare il Paese - Ma l’Esecutivo teme la radicalizzazione della protesta, che potrebbe saldarsi con quella dei gilet gialli

Giovedì di sciopero e manifestazioni, il Governo di Macron trema
© EPA/IAN LANGSDON

Giovedì di sciopero e manifestazioni, il Governo di Macron trema

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È lo sciopero più annunciato e preparato di sempre, la data del 5 dicembre risuona da fine estate, è la giornata della Francia in piazza contro Macron e il suo progetto di riformare le pensioni speciali, finora fallito da tutti i suoi predecessori. I sindacati più agguerriti promettono sciopero ad oltranza, fino a Natale, a costo di bloccare il Paese. Ma il governo teme la radicalizzazione della protesta, che potrebbe saldarsi con quella dei gilet gialli.

Emmanuel Macron, che su questo braccio di ferro si gioca la riuscita del mandato, e il suo primo ministro, Edouard Philippe, hanno fin qui messo in mostra tranquillità e determinazione: di rinunciare alla riforma, un caposaldo della campagna elettorale, neppure si parla. Al massimo si discute sulla possibilità di far slittare lo scadenzario dell’entrata in vigore. Si tratta di eliminare i 42 regimi speciali esistenti in altrettante categorie di funzionari (primi fra tutti gli ‘cheminot’, i lavoratori dei trasporti) - che garantiscono percorsi agevolati per la pensione - e di fonderli in un unico «sistema universale» a punti. In piazza - in decine di manifestazioni annunciate giovedì - scenderanno i lavoratori dei trasporti, gli insegnanti, gli operatori della nettezza urbana, gli avvocati, gli studenti e persino i sindacati di polizia.

Dalle prime cifre diffuse stasera dalle aziende dei trasporti, il movimento di protesta si annuncia molto seguito e la percentuale media degli annullamenti di treni è del 90%. Il rischio maggiore per il governo è che gli cheminot vadano avanti bloccando il paese per settimane, fino a Natale, come fu nel 1995. Quando a voler mettere mano alle pensioni fu Alain Juppé, primo ministro del neoeletto Jacques Chirac. Il risultato furono 3 settimane di paralisi del paese, 2 milioni di lavoratori in piazza e un mesto dietro-front da parte del governo, con successive dimissioni di Juppé e scioglimento del Parlamento.

«Una constatazione dovrebbe invitare alla prudenza quelli che sperano in una replica del 1995 - osserva oggi Le Monde nel suo editoriale - l’aumento della sfiducia nei confronti dei sindacati». Un’arma a doppio taglio, secondo l’analisi del quotidiano: da un lato il movimento politico perde unitarietà e potere, dall’altro la protesta, senza più coordinamento, rischia di radicalizzarsi, anche per la presenza nel paese del malessere dei gilet gialli, mai sopito.

Da parte del governo e delle aziende dei trasporti è stato fatto di tutto per evitare che i francesi subiscano troppo violentemente l’impatto di una protesta che li lascerà a piedi, travolti dai disagi, con i bambini a casa e le scuole chiuse, in pochi giorni senza carburante. Si pensa di ricorrere alle società di bus private e low cost per sostituire le linee pubbliche, si invita a condividere i passaggi di colleghi in auto, mentre le ferrovie SNCF hanno addirittura addestrato, in 2 mesi, una cinquantina di dirigenti a guidare i treni.

Giovedì è previsto «soltanto l’inizio» del movimento, assicurano i sindacati. Il 76% dei francesi è d’accordo sulla necessità di riformare il sistema pensionistico ma al tempo stesso il 64% non crede che il governo possa farcela. Da venerdì si cominceranno a sondare gli umori dei francesi: se le percentuali di coloro che sostengono lo sciopero saranno sostenibili, la protesta continuerà ad oltranza. I francesi, commercianti in testa, già si preparano al secondo Natale di passione dopo quello del 2018, con le strade in fiamme ogni sabato per la guerriglia dei gilet gialli.

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