Gli Stati Uniti identificano il leader dell’Isis-K

Terrorismo

In cima alla lista degli Specially Designated Global Terrorists c’è Sanaullah Ghafari, conosciuto come Shahab al-Muhajir

Gli Stati Uniti identificano il leader dell’Isis-K
© AP/Susan Walsh

Gli Stati Uniti identificano il leader dell’Isis-K

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Joe Biden lo aveva promesso agli americani dopo la strage all’aeroporto di Kabul di colpire i responsabili: ora gli Stati Uniti indicano gli obiettivi.

In cima alla lista degli Specially Designated Global Terrorists (SDGT) c’è Sanaullah Ghafari, alias Shahab al-Muhajir, il leader dell’Isis in Afghanistan.

Il Dipartimento di Stato nordamericano sottolinea che l’emiro dell’Isis Khorasan è stato nominato nel giugno 2020, con il compito di costruire l’ossatura del ramo afghano-pachistano dei jihadisti. Ghafari è responsabile anche delle operazioni legate al sostegno economico del gruppo.

Secondo alcune fonti, Ghafari ha 27 anni, con un passato militare nell’esercito afghano, forse nelle milizie del signore della guerra Abdul Rashid Dostum, o addirittura come guardia nel palazzo presidenziale di Kabul.

Lui è solo il primo della lista: obiettivo degli americani è anche Sultan Aziz Azam, il «portavoce» del gruppo sin dalla sua fondazione, rivela ancora il Dipartimento di Stato. Last but not least, il ‘capo’ delle operazioni nella capitale Kabul, Maulawi Rajab, alias Maulawi Rajab Salahudin, probabilmente la mente logistica dell’attentato del 26 agosto che è costato la vita a 200 afghani e 13 militari statunitensi.

E ancora Ismatullah Khalozai, che gli Usa accusano di aver messo in piedi un business internazionale di beni di lusso per finanziare il ramo Khorasan dell’Isis. E’ anche coinvolto nel traffico di esseri umani, lungo la rotta che porta migliaia di disperati profughi afghani in Turchia. Il quartier generale dell’Isis Khorasan sarebbe situato nella provincia di Nangarhar, territorio impervio - sinistramente celebre per essere stato il teatro di battaglia di Osama bin Laden - strategicamente vicina al Pakistan e al Khyber Pass, dove si è impiantato sin dal 2015.

Ma all’organizzazione, verso cui ora guardano tutti gli «estremisti violenti» come li chiamano i Talebani, è stata assegnata dalla ‘base’ anche la regione frontaliera pachistana del Khyber Pakhtunkhwa, come dimostrano alcuni attacchi rivendicati in questi mesi dall’Iskp, l’acronimo del gruppo.

Mentre non sembra, per ora, aver avuto un riscontro quanto rivelato dal presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale «solo» nel nord del Paese «si stanno ammassando 2.000 combattenti dell’Isis» che progetterebbero - tra l’altro - di colpire l’Asia centrale.

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